Hickey, Stefanelli, Alibegovic, Johnson e Pini era il quintetto base d’inizio stagione all’Apu Udine, con cambi Caroti, Ambrosin, Ikangi, Da Ros e Bruttini. E’ la squadra inciampata subito a Rimini al via della serie A2 e dal passo incerto per quasi tutta l’andata, della sconfitta a Brindisi in piena emergenza infortuni (unica avversaria passata finora al Carnera, con cambio americano alla vigilia da Bryon Allen a Isaiah Brown) e, udite udite, del -25 a Livorno. Hickey, Alibegovic, Ikangi, Da Ros e Johnson è il quintetto di riferimento della stessa Apu neopromossa direttamente in A, con cambi sempre Caroti, Ambrosin e Bruttini oltre ai nuovi arrivati in corsa Pullazi e Pepe. Ecco il vero segreto della stagione vincente. Gli infortuni, loro malgrado, a Stefanelli e Pini due quinti dello starting five hanno aiutato a fare la squadra del salto in A che ha una serie aperta di sei vittorie di fila che può portare a sette contro le tre, massimo quattro finora.
Se ne è accorta ormai anche la critica amica, che dopo Brindisi e anche Livorno invocava il “centrone” per centrare la promozione in A. Invece, in piena scienza e coscienza o per situazioni di mercato, la squadra di avvio stagione è stata resa ancora più perimetrale, se mai è possibile, ed è stata la quadratura del cerchio. In mancanza di una concorrenza all’altezza delle attese: Cantù in versione album di figurine che ora ha l’americano insurance player in vista dei play-off, le nobili decadute Brindisi iellatissima da inizio stagione a oggi e Pesaro passata per il cambio tecnico da Pino Sacripanti a Spiro Leka, Fortitudo Bologna riconsegnata a coach Attilio Caja e tolta a Devis Cagnardi che le aveva regalato la Supercoppa Lnp 2024. In sottordine Forlì in risalita, Verona che non ha fretta di salire, Rieti rampante. Con Ueb sotto coperta.
Ora che anche la critica amica c’è arrivata, grazie all’occhio clinico di un tecnico, ci risparmi spiegazioni strampalate o datate. Come il penultimo assist servito, secondo cui sarebbe stantio dire che l’Apu ha vinto il campionato grazie al tiro da tre punti, perché si è imposta da due nella sfida decisiva con Rimini. Gara presentata alla vigilia e da mamma Rai come partita fra la squadra che tira meglio dall’arco, quella romagnola, e l’altra che tira di più dai 6,75, appunto Udine. Assist da due punti, fra l’altro, smentito a stretto giro dalla sesta vittoria di fila Apu a Pesaro dov’è salito alla ribalta Ambrosin con un 7/10 dall’arco, oltre alla doppia-doppia del numero 4 Da Ros all’occorrenza 5 tattico in assenza di Johnson.
All’ultimo dei giapponesi spieghino poi che la guerra è finita. Che dei due centri puri d’inizio stagione uno, Pini, purtroppo per lui l’ha fatta da spettatore e l’altro, Bruttini che siamo contenti abbiamo mostrato al figlio in età della ragione papà che vince il quarto campionato, l’ha fatta da cambio non più di un centro, ma di 5 tattici. Dunque, nessuna scommessa vinta rispetto alle critiche sull’ingaggio di due centri anziani. Mica per niente, non vorremmo che il ds Apu, Andrea Gracis, che peraltro se la cava benissimo, dovesse ricorrere a tutte le sue arti dialettiche per non scontentare alcuno.