Con Westbrook lascia
il giocatore che ha riscritto
la tripla doppia in Nba

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𝐑𝐔𝐒𝐒𝐄𝐋𝐋 𝐖𝐄𝐒𝐓𝐁𝐑𝐎𝐎𝐊 𝐃𝐈𝐂𝐄 𝐁𝐀𝐒𝐓𝐀: 𝐈𝐋 𝐑𝐈𝐓𝐈𝐑𝐎 𝐃𝐈 𝐔𝐍 𝐆𝐈𝐎𝐂𝐀𝐓𝐎𝐑𝐄 𝐂𝐇𝐄 𝐇𝐀 𝐂𝐀𝐌𝐁𝐈𝐀𝐓𝐎 𝐈𝐋 𝐒𝐈𝐆𝐍𝐈𝐅𝐈𝐂𝐀𝐓𝐎 𝐃𝐄𝐋𝐋𝐀 𝐓𝐑𝐈𝐏𝐋𝐀 𝐃𝐎𝐏𝐏𝐈𝐀
𝐑𝐮𝐬𝐬𝐞𝐥𝐥 𝐖𝐞𝐬𝐭𝐛𝐫𝐨𝐨𝐤 ha deciso di fermarsi. A quasi 38 anni (che compirà a Novembre), dopo 18 stagioni NBA, il playmaker ha annunciato il ritiro dal basket giocato, chiudendo una carriera che per intensità, numeri e personalità è stata una delle più particolari dell’era moderna. La notizia è arrivata il 12 agosto 2026, dopo la sua ultima stagione con i Sacramento Kings.
Non è semplice raccontare Westbrook soltanto attraverso i trofei. Il suo percorso è stato fatto di accelerazioni, triple doppie, prestazioni dominanti, momenti esaltanti e anche periodi nei quali il suo stile di gioco è diventato oggetto di discussione. Ma proprio questa complessità rende il suo addio ancora più significativo.
Prima dell’arrivo in NBA, Westbrook trascorre due stagioni alla UCLA. La seconda rappresenta il vero trampolino verso il professionismo: 12,6 punti, 3,9 rimbalzi e 4,1 assist di media in 34 partite. Nel Draft 2008 viene scelto con la quarta chiamata assoluta da Seattle, franchigia che si trasferirà immediatamente a Oklahoma City. È lì che nasce definitivamente il personaggio di “Russ”.
Le prime stagioni mostrano già una caratteristica destinata ad accompagnarlo per tutta la carriera: la capacità di incidere contemporaneamente nella produzione offensiva e nella costruzione del gioco. Nel 2009-2010 chiude con 16,1 punti e 8 assist, mentre nel 2010-2011 sale a 21,9 punti, 4,6 rimbalzi e 8,2 assist.
Nel 2014-2015 produce 28,1 punti, 7,3 rimbalzi e 8,6 assist, ma il vero capolavoro statistico arriva nel 2016-2017: 31,6 punti, 10,7 rimbalzi e 10,4 assist per partita. Quella stagione gli vale il titolo di MVP della NBA e soprattutto consacra definitivamente una delle imprese statistiche più straordinarie della storia recente. Westbrook chiude l’annata con una tripla doppia di media.
Il giocatore che ha riscritto la tripla doppia non si è limitato a raggiungere occasionalmente questa combinazione di cifre, l’ha trasformata in una componente abituale del suo gioco. Secondo i dati storici, è il leader NBA di tutti i tempi per triple doppie in carriera, con quattro stagioni concluse in tripla doppia di media. È inoltre uno dei soli tre giocatori nella storia della lega ad avere raggiunto una media stagionale di questo tipo.
Il dato forse più impressionante emerge osservando il periodo compreso tra il 2016-2017 e il 2020-2021. Dopo la stagione da MVP, Westbrook continua a produrre numeri che normalmente appartengono a giocatori completamente diversi.
Nel 2017-2018 registra 25,4 punti, 10,1 rimbalzi e 10,3 assist. Nel 2018-2019 arriva addirittura a 11,1 rimbalzi e 10,7 assist, con 22,9 punti di media.
Nel 2020-2021, con Washington, la combinazione diventa 22,2 punti, 11,5 rimbalzi e 11,7 assist.
Sono numeri che spiegano meglio di qualsiasi definizione perché Westbrook sia stato un giocatore unico: non è stato semplicemente un realizzatore, né soltanto un regista, ma un esterno capace di occupare contemporaneamente più categorie statistiche.
Considerando esclusivamente le stagioni NBA riportate nelle statistiche, Westbrook ha disputato 1.301 partite di regular season, con una media ponderata di circa 20,9 punti, 6,9 rimbalzi e 8 assist.
Il suo rendimento offensivo ha raggiunto il massimo nel 2016-2017, quando ha toccato i 31,6 punti di media, mentre il suo picco negli assist è arrivato nel 2020-2021, con 11,7. Il record personale nei rimbalzi, invece, è proprio quello della stessa stagione a Washington: 11,5.
Ma c’è un altro aspetto interessante. La sua produzione non è scomparsa quando è diminuito il ruolo offensivo. Nel 2024-2025, a Denver, ha disputato 75 partite con 13,3 punti, 4,9 rimbalzi e 6,1 assist. Nell’ultima stagione a Sacramento è tornato a 15,2 punti, 5,4 rimbalzi e 6,7 assist in 64 incontri.
Il Westbrook degli ultimi anni non era più quello esplosivo dell’epoca Thunder, ma conservava ancora una capacità di creare gioco superiore alla media.
La sua storia non si limita alla regular season. Nei play-off Westbrook ha continuato a produrre numeri importanti, arrivando nel 2016-2017 a una media impressionante di 37,4 punti, 11,6 rimbalzi e 10,8 assist nelle cinque partite disputate.
Nel 2015-2016 aveva invece prodotto 26 punti e 11 assist di media in 18 gare.
E il dato sugli assist ritorna costantemente: 10,6 nel 2018-2019, 11,8 nei play-off del 2020-2021 con Washington. La sua capacità di creare occasioni per i compagni è stata dunque una costante anche quando le difese aumentavano la pressione.
Dopo l’esperienza a Oklahoma City, Westbrook ha vestito le maglie di Houston, Washington, Los Angeles Lakers, Clippers, Denver e infine Sacramento.
Il passaggio ai Lakers ha rappresentato probabilmente il periodo più complicato della sua carriera. Le aspettative erano enormi e il suo rendimento, pur restando produttivo, non si è integrato perfettamente con il progetto.
I numeri mostrano comunque una trasformazione: dai 31,6 punti del 2016-2017 si passa ai 18,5 del 2021-2022 e ai 15,9 del 2022-2023. A diminuire non è però soltanto il volume realizzativo: cambiano progressivamente ruolo, minuti e responsabilità.
La sua ultima parentesi a Denver ha avuto un significato particolare. Inserito accanto a Nikola Jokic, Westbrook ha potuto esprimere soprattutto le proprie qualità di creatore di gioco e di giocatore capace di aggredire gli spazi.
La carriera di Westbrook comprende anche la nazionale statunitense. Nel 2010-2011, al Mondiale, produceva 9,1 punti, 2,8 rimbalzi e 2,6 assist in 9 partite. Nel 2012, alle Olimpiadi, registra 8,5 punti, 1,6 rimbalzi e 1,6 assist in 8 gare, contribuendo alla conquista della medaglia d’oro.
È uno dei tasselli che completano un curriculum nel quale figurano anche 9 convocazioni all’All-Star Game, 9 selezioni All-NBA, due titoli di capocannoniere, due premi di MVP dell’All-Star Game e l’inserimento nell’NBA 75th Anniversary Team.
Westbrook lascia il basket con una carriera difficilmente classificabile secondo i parametri tradizionali. È stato MVP, All-Star, protagonista di una finale NBA, campione olimpico e recordman assoluto di triple doppie. Ma soprattutto è stato un giocatore immediatamente riconoscibile.
La sua pallacanestro era energia pura: attaccava il ferro, correva il campo, cercava il passaggio, aggrediva il rimbalzo e giocava ogni possesso con una convinzione quasi totale. Per questo il suo addio non rappresenta semplicemente la conclusione della carriera di un grande playmaker. È la fine di un modo di interpretare il ruolo che difficilmente rivedremo nella stessa forma.
La sua carriera ha avuto inevitabili contraddizioni. Ma proprio i suoi numeri raccontano quanto sia stato fuori dall’ordinario: oltre mille partite, venti punti di media abbondanti, quasi otto assist, quasi sette rimbalzi e una quantità di triple doppie che nessun altro nella storia NBA ha raggiunto.
Il basket perde uno dei suoi protagonisti più riconoscibili. E, indipendentemente dal giudizio che ciascuno può avere su di lui, una cosa è certa: quando si parlerà della tripla doppia nella NBA, il nome di Russell Westbrook sarà impossibile da evitare.

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