Non finisce di fare discutere la proposta di delibera della giunta comunale di Udine, presentata lunedì scorso in commissione Politiche sociali e diritti di cittadinanza, per la messa a gara della gestione privata del Carnera con possibilità di naming rights, diritti di denominazione, cioè di poter affiancare all’intitolazione del palasport il marchio di uno sponsor. Ci conforta che non siamo gli unici rimasti spiazzati dall’assegnazione a questa commissione della proposta di questo tipo di bando. Anche componenti della stessa si sono domandati che ci azzecca quando l’hanno vista all’ordine del giorno. Tant’è, l’assegnazione avviene da parte degli uffici comunali. Ci sovviene il dubbio che, forse, questa commissione fosse la prima utile, o forse l’ultima visto che si va verso le sacre ferie soprattutto ferragostane, per potere mandare avanti la procedura della messa a bando che deve avere ancora il via lunedì prossimo dal consiglio comunale. Fretta, insomma, cattiva consigliera anche solo nell’assegnazione in commissione.
La pubblicazione, poi, del Piano economico e finanziario (Pef), almeno come dato alla stampa, che è alla base della delibera per stabilire il valore della concessione biennale, stimato in oltre 5 milioni e 200 mila euro per le stagioni 2025-2026 e successiva, ha fatto sobbalzare vecchi funzionari comunali. Primo fra tutti il nostro Ezio Cossio, per 30 anni geometra all’ufficio tecnico del Comune di Prepotto. Bandi con pezze d’appoggio così abborracciate come quelle pubblicate a mezzo stampa non li ha mai visti approvare, anche se l’amministrazione civica di cui ha fatto parte non si occupava di concessioni. Balza agli occhi anche di un profano, infatti, che nel Pef edito alle voci ricavi e costi sono state mescolate pere con mele.
Sono stati inseriti ricavi a favore del gestore, finora in maniera diretta il Comune di Udine, come i proventi da concessione dell’impianto e costi a esso spettanti, come manutenzione ordinaria e verifica impianti elettrici, antincendio, sfalci, con entrate e uscite di competenza della società sportiva che finora aveva in concessione unica il Carnera, l’Amici pallacanestro udinese neopromossa in serie A, per cui si è scatenata la bagarre della messa a gara della gestione privata del Carnera con possibilità di sponsor.
Tra i ricavi per stabilirne il valore già dei proventi da concessione dell’impianto a terzi doveva godere l’Apu, se ne aveva l’uso in esclusiva. Pare certo che le competessero le entrate da merchandising e bar, sponsorizzazioni, biglietti e abbonamenti. C’è una previsione che pare del tutto presunta, mai verificatasi finora a memoria d’uomo, di proventi da concessione dell’impianto naming Carnera. E’ stimata in 100 mila euro, perché di questo si parla nella messa a gara con sponsor della gestione privata del palasport.
Tra i costi ci meraviglieremmo che finora non fosse stata l’Apu a pagare stipendi di giocatori, allenatori, staff e steward, il costo dei procuratori e le tasse federali gare. Eppure tutto questo, ricavi e costi del gestore e della società utilizzatrice del palasport, sono stati mescolati in unico, ponderoso Pef di valore della concessione da mettere a bando. Neanche l’Apu fosse un’azienda partecipata del Comune di Udine o, viceversa, una municipalizzata. Scherziamo, naturalmente. Sappiamo che non è così.
A che pro allora? Forse per invogliare qualche sponsor ad affiancare il proprio marchio al Carnera prima ancora che sia assegnato in gestione privata con regolare, si spera, bando di gara? Insomma, pubblicità gratuita a mezzo stampa un po’ come i rendering del gruppo Zaco del palaCarnera 4.0 per conto dell’Apu che da un paio d’anni, se non tre, popolano l’informazione. Mentre, come ha dichiarato l’assessore comunale allo sport Chiara Dazzan lunedì dopo l’illustrazione dell’ultima proposta di delibera per la gestione privata in commissione, in Comune di Udine a metà luglio non risultano aggiornamenti da parte dei privati proponenti sull’avveniristica ristrutturazione. Ergo, non hanno ancora presentato il progetto ufficiale e le relative coperture finanziarie, dopo promesse che si trascinano dalla campagna elettorale del confermato presidente Fvg, Massimiliano Fedriga, e del trombato sindaco di Udine, Pietro Fontanini.
Speriamo che il Pef allegato alla delibera di proposta di messa a gara della gestione privata del Carnera con possibilità di sponsor sia più accurato di quello finora reso pubblico. Su questo si dovrebbe concentrare l’attenzione dell’opposizione in consiglio comunale. Quesito su com’era stato redatto il conto economico posto a caldo dal consigliere leghista Maurizio Franz, baskettaro d’antan, e che ritenevamo accademico finché non è stato dato alla stampa il Pef pubblicato. E’ questione di lana caprina, piuttosto, quella di rispolverare la vicenda giudiziaria stadio Friuli – Dacia Arena in cui il Comune di Udine ha avuto sempre partita vinta chiedendo solo il rispetto delle norme edilizie sulle sponsorizzazioni degl’impianti, senza mai avvalersi dell’impegno a non cambiare denominazione dello stadio espressamente previsto dalla convenzione d’uso per 99 anni in favore dell’Udinese calcio. Tanto per non avere scrupoli, se anche all’opposizione non sarà messa la mordacchia, e presentare interrogazioni a cose fatte come nel 2013 quando l’Apu prese in concessione il Benedetti con bando pubblicato sotto ferragosto. Rieccoci…