Anche coach Casalini
“no gaveva premura”

C’era anche lui, Franco Casalini, in Sala Campiotti della Camera di Commercio a Varese il 12 aprile scorso alla presentazione del libro di Paolo Vittori “No gavevo premura”, curato “alla goriziana” dal giornalista Roberto Collini e dal fotografo Giampietro Zamolo. Era in buona compagnia, come si vede nella foto che pubblichiamo in copertina.

A sinistra, c’è Giandomenico Ongaro che, vista la comune anche se non contemporanea militanza nell’Olimpia Milano, non a caso gli tiene una mano sulle spalle. Ongaro, classe 1941, cestista – lavoratore e non di professione ci ha giocato dal 1957 al 1967 vincendo la Coppa dei Campioni 1965 – 1966 e ben otto scudetti. Si fa prima a dire quando non se l’è cucito sulla maglia Simmenthal: nel 1960 – 1961 e nel 1963 – 1964. Cresciuto nelle giovanili Olimpia, era partito subito bene aggiudicandosi già un titolo nazionale juniores.

Prelevato dalla panchina del Social Osa, storica squadra milanese dell’oratorio dei Salesiani, Casalini proprio nel vivaio delle Scarpette rosse aveva cominciato nel 1972 diciotto anni ininterrotti da allenatore all’Olimpia portando a Milano quattro scudetti di categoria, tra cadetti e juniores. Nel 1977, a 25 anni, era diventato l’assistente di Pippo Faina nel primo anno di Mike D’Antoni playmaker. Dal 1978, per nove stagioni, è stato lo storico vice di coach Dan Peterson, prima con Guglielmo Roggiani e poi come unico secondo.

Come capoallenatore di Milano aveva esordito vincendo la Coppa Intercontinentale 1987, la Coppa Campioni 1988 e lo scudetto 1989 prima di essere sostituito nel 1990 dal primo D’Antoni coach, che nel 1993 in finale gli soffierà la coppa Korac quando Casalini allenava la Virtus Roma. Appena lasciata l’Olimpia, aveva avuto una breve esperienza a Forlì e dopo Roma aveva chiuso nel 2000 in Svizzera, vincendo due Coppe con il Vacallo.

La sua ultima panchina italiana, però, a fine stagione 1997 – 1998 non poteva non essere alla Stefanel Milano di cui era diventato scout, attività avviata nel 1996 alla Fortitudo Bologna. Subentrato a Franco Marcelletti perse la finale di Coppa Saporta. Nel 1994 aveva cominciato la carriera di commentatore tv con Tele+, l’aveva ripresa nel 2003 su Sky Sport e dal 2011 era direttore dei contenuti del sito Euroleague tv.

Tornando alla foto di copertina, dietro Casalini c’è l’ultimo dei… Mohicani fell’Ugg, Moreno Sfiligoi, mentre l’altra mano che cinge Franco alle spalle è del “memorialista” Vittori che dal 1959 al 1965 ha vinto quattro scudetti assieme a Ongaro al Simmenthal, ma poi ha costruito il suo palmares internazionale con la rivale Ignis Varese. Vittori ha l’altra mano su una spalla di Manfredo Fucile, bandiera del basket napoletano e della Fides Partenope con cui vinse la Coppa delle Coppe 1970, incrociandosi con Paolo all’ombra del Vesuvio dal 1967 al 1969.

All’estrema destra nella foto, buon ultimo ma non per ultimo, c’è Collini che, assieme a Zamolo, è stato l’artefice primo di quella reunion di aprile a Varese avendo riordinato le memorie di Vittori ricavandone un libro. Baskettaro di elezione, già direttore di sede regionale Rai, si è ritrovato con il “collega” commentatore Casalini anche se Roberto era più radiofonico in Tuttobasket, nella scia di Calcio minuto per minuto. Anche Casalini “no gaveva premura”, ma a 70 anni ha salutato la bella compagnia riunendosi alla Scarpette rosse che furono.

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