Gli 80 anni di Aldo Ossola: “Mi pesa non poter più fare quello che mi piace: rimangono le camminate, ma a me andrebbe ancora di giocare”
La LBA Legend è stata intervistata sul “Corriere della Sera – Milano”
Intervistato da Flavio Vanetti sul “Corriere della Sera – Milano”, Aldo Ossola ha chiesto un regalo semplice per i suoi 80 anni: <La salute. A una certa età è la cosa più importante e io la vorrei per mia moglie, che attraversa un momento complicato. E l’avrei voluta pure per Sandro Galleani — un amico, non solo il nostro ex massofisioterapista —, che purtroppo ci ha lasciato. Quando ero ragazzo dicevo, di un ottantenne: com’è vecchio. Oggi a questa età sei ancora… giovane. Però mi pesa il fatto di non poter più fare quello che mi piace: ho avuto un infarto, mi rimangono le camminate, ma a me andrebbe ancora di giocare. Però in un basket come quello di un tempo, non come quello di oggi>.
<Un rimpianto della mia carriera – conclude Ossola – riguarda la finale di Belgrado persa contro il Maccabi. Avevamo la palla della vittoria: io ho servito Morse, ma Bob era marcatissimo e perdemmo una partita “imperdibile”, visti i due larghi trionfi nel girone. Avrei dovuto tirare io. Ecco, di notte sogno che segno e vinciamo>.
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Salute, auguri e tanti di questi sogni al von Karajan dei canestri!
Dalla rassegna stampa di Lba abbiamo colto queste due chicche tra gli altri passaggi riportati dell’intervista rilasciata a Vanetti del CorSera.
La prima è umanissima, personale, familiare, amicale. E cela un desiderio, quello di giocare ancora, cosa fatta fino ai 64 anni nel 2009 con lo Sporting Varese in Prima divisione. Giocare ancora, ma a una condizione: <Però in un basket come quello di un tempo, non come quello di oggi>.
Quando il von Karajan dei canestri all’Ignis Varese era in asse play-pivot, bei tempi andati, con Dino Meneghin e aveva per cecchino, non ancora da tre, Bob Morse più ala tiratrice del predecessore messicano Manuel Raga o del sassofonista di Coppa, Charlie Yelverton. Anche, però, con tutti gli altri ruoli ben coperti e in modo chiaro da giocatori indigeni: la guardia contropiedista Dodo Rusconi, lo specialista difensivo Marino Zanatta, il secondo lungo Ivano Bisson svezzato alla scuola di Joe Allen alla Snaidero, con ritorno a Udine di Lino Paschini e passaggio in Friuli di Claudio Malagoli dopo i primi 2 dei 7 scudetti del ciclo varesino, ricco anche di 5 Coppe Campioni e altri titoli assortiti tra il 1968 e il 1978. Ciclo cominciato con l’altro splendido 85enne il 5 marzo scorso Ottorino Flaborea capitan uncino da Concordia Sagittaria, nave scuola per il nascente SuperDino, e le mani fatate del goriziano Paolo Vittori, varesino di adozione, o anche per Paolo Polzot altro pizzico di udinesità dopo il rimpatrio di Paschini.
Una serie di campioni, ma anche di comprimari, che von Karajan, al secolo Aldo Ossola, bastava imbeccasse perché sul parquet scattasse l’armonia giusta di squadra. Ecco allora l’ultima chicca, sotto forma di rimpianto, che lo descrive alla perfezione nel suo ruolo di playmaker, il regista classico, che non guardava pressoché mai il canestro. Come anche nella finale di Coppa Campioni persa a Belgrado contro il Maccabi: <Ecco, di notte sogno che segno e vinciamo>. Sogni d’oro, Aldo Ossola!
(Foto fonte Lba)