Virtus Pallacanestro Bologna S.p.A. comunica di avere raggiunto un accordo con Dubai Basketball per il prestito di Kevin Kokila per la prossima stagione.
Kevin è un centro franco-angolano classe 2001 di 204 cm. Nativo di Ivry-sur-Seine e cresciuto cestisticamente nelle giovanili dell’Asvel, Kokila dal 2022 gioca nel massimo campionato francese con il JL Bourg-en-Bresse, squadra con la quale fin dalla prima stagione ha avuto occasione di giocare e mettersi in mostra, con una percentuale di presenze costante negli anni e un minutaggio e voci statistiche in crescita tra ogni campionato. Nell’ultima stagione vissuta da capitano in campionato ha messo a referto 9.6 punti e 5.8 rimbalzi di media. Ma è in Europa che il centro ha vissuto il momento più positivo della stagione, avendo contribuito assieme ai compagni alla conquista dell’Eurocup contro il Besiktas (18 punti nell’ultima partita in gara2 di finale) con 8.2 punti, 5.2 rimbalzi e 11.5 di valutazione. Non l’unico trofeo conquistato da Kevin dato che ad AfroBasket 2025 ha battuto in finale il Mali, oltretutto trovandosi di fronte Aliou Diarra, suo prossimo compagno di squadra e di reparto alla Virtus.
Virtus Bologna dà il benvenuto ufficiale a Kevin nella grande famiglia bianconera.
Fonte:
Virtus Bologna, roster completo: il tabellone del mercato
| COACH | ALEX MUMBRU (2028) |
| PM | FRAZIER, CARR, CASARIN |
| G | MOORE, BELLO, BALDASSO |
| AP | Alston, Hackett, Ferrari |
| AG | EDWARDS, KLINTMAN |
| C | Diouf, Diarra, KOKILA |
| In arrivo | Baldasso (Tortona), Casarin (Cremona), Klintman (GLeague), Carr (Wurzburg), Bello (Anversa), Edwards (Hapoel), Frazier (Zenit), Moore (GLeague), Kokila (p, Dubai) |
| In uscita | Vildoza, Baiocchi (?), Accorsi (Pesaro), Niang (Ncaa), Pajola, Edwards (Zalgiris), Smailagic (?), Morgan, Akele (Milano), Yago (Flamengo), Jallow (Tortona) |
I motivi per convincere Frazier e Moore
Minuti e fascino a Bologna
Da QS a firma Eugenio Petrillo, i motivi del convincimento dei due “top player” bolognesi. La Virtus non può permettersi di giocare a Monopoli con i soldi degli altri. E allora ha scelto un’altra strada: convincere. Che nel basket europeo del 2026, dove gli stipendi corrono più veloci dei fatturati e ogni estate sembra quella buona per ritoccare verso l’alto l’asticella, rischia quasi di essere una forma di resistenza. In attesa dell’ultimo timbro su Kevin Kokila, operazione legata al via libera di Dubai perché il lungo arriverà in prestito, il mosaico bianconero può considerarsi completo. E più che un semplice mercato è stata una rivoluzione. Dopo la semifinale della scorsa stagione e qualche scoria rimasta attaccata alle pareti, cambiare parecchio era l’unica soluzione possibile. La Virtus ha scelto prima di tutto Alex Mumbrù e poi ha provato a costruirgli intorno una squadra che ne rispecchiasse idee e caratteristiche. Facile a dirsi, meno a farsi. Perché Paolo Ronci ha dovuto muoversi dentro paletti economici precisi, mentre intorno l’Eurolega continua a trasformarsi in un mercato nel quale chi ha disponibilità superiori può permettersi di sbagliare anche qualche offerta. La Virtus no: deve scegliere, cercare, aspettare e possibilmente azzeccare. Per questo una nota di merito al direttore generale e alla società va riconosciuta già adesso, prima ancora che sia il campo a distribuire promozioni e bocciature. È stato un mercato di scouting, occasioni e trattative vinte spesso senza mettere sul tavolo l’assegno più pesante. Trent Frazier, per esempio, ha preferito Bologna al Valencia. Wendell Moore Junior ha detto no alle avance di Partizan e Spqr Roma. Kessler Edwards ha accettato di scendere rispetto allo stipendio percepito all’Hapoel Tel Aviv e ha resistito anche alle lusinghe dell’Efes. Club con portafogli più profondi e, almeno sulla carta, ambizioni europee superiori. Eppure Bologna ha continuato ad avere argomenti. È forse questo il dato più interessante dell’estate bianconera. La Virtus rimane appetibile. Lo è per la storia, naturalmente, per il marchio e per una tradizione che non ha bisogno di presentazioni. Ma lo è anche per quello che ha saputo raccontare nel passato recente: Bologna può essere un posto nel quale un giocatore in rampa di lancio trova spazio, responsabilità e minuti veri. Ed è qui che sta la piccola controtendenza. Se non puoi promettere lo stipendio più alto, puoi promettere qualcosa che sul mercato non si compra: il pallone in mano e il parquet sotto i piedi. In un basket che sembra rincorrere ogni estate un dollaro in più, evidentemente giocare conta ancora. Naturalmente i giocatori bisogna anche convincerli. Ed è qui che entrano Ronci e Mumbrù. Competenze, relazioni e soprattutto la capacità di dare sostanza a un progetto tecnico che, ancora oggi, riesce a pesare quanto qualche zero aggiunto al contratto. Adesso la parola passa al campo. Perché il mercato si costruisce con le idee, ma è il parquet a misurarne il valore.