A: matricola Apu al via a UD
ha sfiorato un altro 1968
contro Virtus BO scudettata

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Il giorno 1 dicembre 1968 è una data storica per la pallacanestro udinese maschile:
la neo promossa Apu Snaidero gioca la prima partita casalinga della sua storia nella massima serie, allora etichettata serie A con girone unico a 12 squadre, due
retrocessioni e un solo straniero tesserabile per tutta la stagione anche in caso di
infortunio. Si gioca nel Palazzetto di via Marangoni, non ancora intitolato alla
memoria di Manlio Benedetti, pieno all’inverosimile, una vera e propria bolgia.

La squadra avversaria è l’Oransoda Cantù, con lo scudetto sulle maglie. I canturini
hanno formalmente un solo straniero (il pivot americano Burgess ex Real Madrid, in
fase calante dopo una brillante carriera), ma in realtà si avvalgono anche di due
oriundi italo-argentini il play D’Aquila e il post De Simone. Fra i cambi anche
l’udinese Paolo Viola (classe 1949) di scuola Virtus Friuli, che ha sostituito un altro
udinese, ma di provenienza Libertas Udine, Flavio Cossettini (1948), scudettato
l’anno prima.

Contro ogni pronostico l’Apu vince 66-62, trascinata da un inarrestabile Joe Allen autore di 24 punti, migliore marcatore e indiscusso Mvp dell’incontro. Da allora Joe sarà per tre anni l’idolo degli appassionati friulani e uno dei principali protagonisti della pallacanestro italiana: il principe dei telecronisti Aldo Giordani lo battezzerrà “il divino mammuth”. Terminerà la stagione con 543 punti, secondo nella classifica marcatori dopo Korac e sarà poi terzo nel 1969-1970 dopo Webster e Raga con 545 e ancora secondo (522 punti) dopo Schull nel 1970-1971.

L’importanza del fattore campo del “Marangoni” è riassunta da una statistica
inequivocabile: al termine della stagione l’Apu conta 11 vittorie e 11 sconfitte; ma
sono 10 vittorie in casa e una sola esterna, fra l’altro all’ultima giornata. Fra
le vittorie in casa anche una striscia di tre consecutive ottenute ai tempi
supplementari: con Virtus Bologna 3, Napoli 2 e Padova altri 2.

Per la cronaca l’allenatore era lo sloveno ingegner Boris Kristancic. Il quintetto base includeva anche Ivano Bisson, secondo lungo e secondo marcatore con 296 punti; Nino Cescutti (232 punti) figliol prodigo, fratello minore del general manager Manlio, grande attaccante, tornato a Udine l’anno prima, dopo una grande carriera a Trieste, Pesaro, Milano e Varese; il carismatico play/guardia, gran difensore Corrado Pellanera (144 punti) e Piero Gergati guardia (172 punti). A completare le rotazioni degli esterni Giulio Melilla che sarebbe poi diventato una vera e propria bandiera della Snaidero, titolare inamovibile fino al 1974-75, e Giancarlo Sarti che due anni dopo avrebbe iniziato proprio a Udine una brillante carriera di general manager.

Quello fu l’inizio di un ciclo, legato al nome di Rino Snaidero, di nove stagioni consecutive nella massima serie.

Pochi giorni fa, l’11 ottobre 2025, siamo andati a un soffio dal bis: la neopromossa
Apu del presidente Pedone e sponsor principale Old Wild West, nella sua prima partita casalinga dopo la promozione alla massima serie, ha perso ai supplementari 80-82 contro i campioni d’Italia della Virtus Bologna.

Certo tutto è cambiato. Ora sono ben sei gli stranieri tesserabili, con possibilità di
sostituzioni sia per infortunio sia per altro motivo qualsivoglia, e non c’è più un
totem dal quale dipendere nel bene e nel male. Tranne poche eccezioni il ruolo degli
italiani è di comprimari anche se il quartetto Calzavara, Ikangi, Alibegovic, Da Ros
promette un discreto apporto. Si gioca al Carnera, inaugurato già nella stagione
1970-1971, ove il fattore campo ha ancora la sua importanza, ma certo non
paragonabile, neppure lontanamente a quella del Marangoni della fine anni Sessanta. Le
squadre sono 16, sempre con due retrocessioni.

A dispetto di queste differenze l’auspicio duplice è di ripetere, e magari migliorare, i
risultati raggiunti dall’Apu Snaidero del ciclo Rino: innanzitutto raggiungere la
salvezza in questo primo anno e magari un piazzamento di centro classifica con
percentuale di vittorie non troppo inferiore al 50% del 1968-1969; in secondo luogo di
mantenere la categoria ininterrottamente per un periodo lungo, almeno 9 anni,
come riuscì a quella Snaidero e per la verità anche a quella del successivo secondo
ciclo Snaidero, quello legato alla presidenza di Edi che durò dal 2000-2001 al 2008-2009.

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