Pepper primo Usa dell’Ueb
Farà coppia con Chiera
Restano i 2 visti per stranieri

Ebbene sì, noi abbiamo visto giocare suo padre “Sandrokan”. Bene ha fatto a ricordarlo in conferenza stampa di presentazione dell’erede il vicepresidente ducale, Alessandro Zakelj, anche se involontariamente ha rigirato un po’ il coltello nella piaga. Non tanto perché da quel 14 marzo 1989 sono passati ormai più di 33 anni, quanto perché quella finale di Coppa delle Coppe tra Real Madrid e Snaidero Juve Caserta è ancora oggi ricordata come qualcosa di epico. Grazie anche all’ambiente in cui fu giocata, lo Stadio della pace e dell’amicizia (in greco Στάδιο Ειρήνης και Φιλίας) capace di 17 mila spettatori al Pireo nell’Attica, ma soprattutto per la musica che vi fu suonata in particolare da una parte dal “Mozart dei canestri”, al secolo Drazen Petrovic, e dall’altra da “Mao Santa”, Oscar Schmidt. Vi piombammo, dalla sera alla mattina, con volo privato arancione che portava ad Atene anche due colleghi giornalisti di riviste economiche con l’ingegner Edi Snaidero non ancora presidente della Pallalcesto amatori Udine, come poi alle soglie del Duemila sulle orme paterne del cavalier Rino anni Sessanta – Settanta.

In quel palazzo dello sport assolutamente sovradimensionato rispetto alle abitudini friulane siamo stati testimoni, ahinoi lavoranti e non solo spettatori, di qualcosa d’incredibile. Un dettaglio, che ci toccò di persona, forse può aiutare a capire. Tardando a servire le statistiche, in tribuna mi attrezzai per tenere i bottini individuali. Al tirar delle somme: Drazen Petrovic 62 punti. No, ci dev’essere qualcosa che non va. Devo avere sbagliato a tenere i punti mi dissi. Conosciuto in mattinata ad Atene il grande collega udinese del Corriere della Sera, Zelio Zucchi, mi girai chiedendo conferma del mio errore. Invece, statistiche ufficiali alla mano, ebbi conferma che il miracolo era avvenuto. Il “Mozart dei canestri” aveva segnato 62 punti con trenta tiri dal campo soltanto (20/30), dei quali 8/16 da tre. Dall’altra gli rispose “Mao Santa” con 44 e 6/11 dalla lunga.

Quella finale celestiale finì 117-113 (primo tempo 60-57; secondo 102-102) per il Real sulla Snaidero Caserta dopo un tempo supplementare, in cui Petrovic segnò 11 dei 15 punti madridisti mentre Oscar, suo malgrado, uscì per cinque falli personali. Ebbe altri grandi protagonisti e, tanto per continuare a citare solo le principali bocche da fuoco, mise 32 punti l’allora ventiduenne Ferdinando Gentile, destinato nel 2001 a vestire per mezza stagione l’arancione della Pau assieme a “El Diablo” Vincenzo Esposito, ventenne da 2 punti in quella gara. A piedi di quel nobile podio dei marcatori individuali si sistemò Sandro Dell’Agnello con 20 punti, al pari di Josè Biriukov sull’altro fronte tiratore sovietico naturalizzato spagnolo. Quel “Sandrokan” non è altri che il padre di Giacomo Dell’Agnello, presentato ora dalla Gesteco Ueb Cividale neopromossa in serie A2 quale rinforzo per la prossima avventura al piano di sopra e nato alla vita cinque anni dopo quella finale. Ora voi capite come avendo avuto la fortuna di vedere giocare campioni di tale fatta, o altri equiparabili con la maglia di Udine quali Drazen Dalipagic cecchino da Hall of fame a Springfield quella capostipite e Larry Wright vincitore di anello Nba, scudetto e Coppa Campioni prima di approdare alla Fantoni, non ci facciamo abbagliare dai reclamizzati surrogati circolanti oggi anche perché i danè non attirano più in Italia.

Preferiamo all’ossessiva rincorsa all’annuncio mediatico dell’ennesimo arrivo del presunto campione di turno, che poi magari balla una sola estate, la solidità e anche la freschezza dell’acquisto. Sulla compatibilità tecnico – tattica fanno le loro valutazioni società e staff, poi il campo darà la risposta. Nel primo senso il ventotenne Dell’Agnello figlio, ala di 1,98 per 93 chili in arrivo da Bergamo che ha dato filo da torcere alla Gesteco sino a gara5 in semifinale play – off di B, è una garanzia. L’inserimento, a cui penserà coach Stefano Pillastrini, e il rendimento andranno valutati cammin facendo anche perché è al debutto in A2 in una squadra che non ne ha digerita troppa, ma che vuole azzannarla.

Al contrario Dalton Jack Pepper, il primo americano annunciato nei due anni di storia dell’United eagles basketball, è un guardia – ala trentaduenne di 1,97 per 100 chili forse un pelo stagionato, ma che ha la giusta esperienza da trasmettere a una matricola che ne ha bisogno praticando lui da gira – penisola la nostra A2 dal 2015 e in pianta stabile dal 2018. Si è avuto un saggio dell’agonismo suo e di tutta San Severo, fra l’altro priva dell’altro statunitense Ty Sabin, nei quarti di finale dei play – off di A2 scorsi quando in Puglia ha costretto al 3-1 l’Old Wild West Apu Udine. Pepper dovrà completarsi in particolare con l’altro straniero della Gesteco capitan Adrian Chiera, al primo anno in A2, cercando di liberargli spazi sfruttando la bidimensionalità che è propria di Dalton.

Tra l’altro in conferenza stampa si è appreso dal presidente dell’Ueb, Davide Micalich, che non è soltanto uno, ma resteranno a disposizione della società entrambi i visti per tesserare eventuali altri giocatori extra – comunitari. Pepper, infatti, è di passaporto italiano per matrimonio, mentre a Chiera lo consentirà qualche avo. Ciò significa che, pur giocando da stranieri perché cestisti non di formazione italiana, non costringono però a spendere i due visti possibili a stagione grazie alla doppia nazionalità, rispettivamente, italo – americana e italo – argentina. Ciò significa che, nessuno se lo augura, ma a campionato in corso Cividale potrà anche giocarsi l’atout di uno o di tutti e due visti, che però comporterà il sacrificio di uno o di tutte e due gli stranieri di partenza. Speriamo che non ce ne sia bisogno, ma è una bella polizza anti – infortuni o sulla vita.

(Nella foto di copertina, Dalton Pepper è il primo americano nei due anni di vita dell’Ueb Gesteco Cividale)

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