Dopo la fatal Verona, all’Old Wild West Apu Udine vanno di moda le bocce. Non solo il Milan è passato alla storia per averci perso al Bentegodi due scudetti che sembravano già vinti: nel 1973 con il triestino Nereo Rocco alla guida e nel 1990 con il suo moderno erede “zonista” Arrigo Sacchi. Nel suo piccolo, domenica scorsa al palaOlimpia Agms Forum, anche l’Amici pallacanestro udinese ci ha lasciato una promozione dalla serie A2 alla A preannunciata fin da un anno prima, nel rifare la squadra senza under, sùbito dopo la sconfitta in finale play – off con la Ge.Vi Napoli. Anche quella per 3-1, ma allora con il fattore campo a sfavore. E il giuliano coach Matteo Boniciolli, guida dell’Oww Apu di ritorno a Udine vent’anni dopo, è in ottima compagnia nel momento della sconfitta inattesa. Sulla panchina rossonera l’hanno preceduto, infatti, un maestro di bonomia e saggezza non solo calcistica quale il suo conterraneo Paron e Il profeta di Fusignano.
Certo Boniciolli avrebbe preferito tornare a essere profeta nella sua patria adottiva, Udine, dove ha centrato la sua prima promozione dall’A2 in A1 al primo colpo con la Snaidero dell’ingegner Edi che nel 1999 l’aveva avviato alla carriera da capoallenatore professionista. Invece, dopo essersi sdebitato, come ha detto lui, vincendo la coppa Italia di A2 Lega nazionale pallacanestro il 13 marzo scorso a Roseto, quello specifico salto di categoria è rimasto unico per lui. E non è riuscito a liberarsi negli annali della pallacanestro udinese della compagnia di Boris Kristancic che ha regalato a Udine la prima massima serie della sua storia nel 1968 con la Snaidero del cavalier Rino. Di quella dell’ungherese Lajos Toth che ce l’ha riportata nel 1984 con la Gedeco del ds Andrea Fadini. Infine dell’udinese, unico profeta davvero in patria, Claudio Bardini con la Fantoni nel 1986 al primo atto del presidente calciofilo e fuoriuscito dall’Udinese, Enzo Cainero.
Sarebbe stato il primo, Boniciolli, a guidare per due volte dalla panchina Udine nella massima divisione cestistica nazionale. Invece, deve accontentarsi di esserci riuscito sùbito da neofita nel professionismo inanellando poi altre due finali udinesi nell’ultimo biennio, ruolino che comunque nessun altro allenatore può vantare in Friuli. Dopo di che, dicevamo, dal dopo partita di gara4 domenica sera all’Agsm Forum vanno di moda le bocce all’Oww Apu. E non perché siano tutti allegramente a giocarci in spiaggia al rompete le righe dopo una stagione di fatiche. Chiuse davvero male con un equilibrio solo apparente dopo le due gare al Carnera: 67-64 interno e 64-67 esterno, ricordate, per l’unico blitz sui parquet delle quattro finaliste play – off tra tabellone Oro e Argento. Equilibrio infranto dal 66-56 e messo a nudo dal tonfo, prevedibile tutto sommato a quel punto, finale per 83-57 nella fatal Verona, che festeggia il ritorno in A dopo vent’anni.
Sùbito dopo quel -26 c’è stato l’ormai solito cerimonioso cerimoniale di Boniciolli. Di solito si sperticava in elogi per gli avversari di turno, in qualunque condizione si fossero presentati in stagione. Stavolta si è profuso in ringraziamenti, partendo dal presidente naturalmente. Si è dato del pre-pensionando; lo va dicendo da quando l’anno scorso è tornato a Udine, ma ha rinnovato per un biennale dopo il primo anno di contratto. Poi ha rimandato le decisioni a bocce ferme, rieccole, e si sono interrotte le comunicazioni. Non si hanno notizie di patron Alessandro Pedone il quale, se ha disertato all’Agsm Forum la curva ultrà che frequentò invece a Bergamo nel 2016 prodromo della promozione in A2, ha sputato in faccia a cabale e scaramanzie, pezzi forti delle argomentazioni da gara2 in poi. La squadra, se tanto ci dà tanto, sulla fasalriga di fine stagione scorsa, e di sempre si può dire all’Apu, nel giro di una settimana smobiliterà per essere rifatta.
Vedrete che lo “psicolabile”, alias Brandon Walters, per alcuni centro di gravità permanente quando per spirito di servizio era da osannare, farà una fine non molto differente da Nana Foulland che dovevamo stare attenti non ce lo portassero via ed è finito in pro-B in Francia. Nella serie cadetta, da dove arrivava dalla Germania, probabilmente tornerà il “fisicolabile” Trevor Lacey che, invece di fare saltare podi arancione consolidati, dopo due stagioni giocate a scartamento ridotto arrivato a Udine ha saltato il precampionato per essere rimesso in condizione, con il gettonaro Dwayne Lautier a tenergli il posto in caldo, e alla fine, diciamocelo, ha saltato anche i play – off. A proposito, l’utilità dell’ingaggio prima delle sfide promozione del lungo cileno – spagnolo Manuel Suarez, così come quello familistico di Francesco Boniciolli e di Alessandro Naoni, sfugge ai più. Ciò specie dopo che Walters, consegnato in spogliatoio da Boniciolli pater nella ripresa di gara4 a San Severo, aveva prestato il fianco a essere rimpiazzato con “Manny”, che forse rimarrà un insalutato ospite sul parquet del Carnera.
Della banda italiana, capitan Michele Antonutti in testa che comunque dovrebbe avere un altro anno di contratto come coach Boniciolli, forse il solo Alessandro Cappelletti si è salvato anche nei play – off e, zavorrata la sua Torino l’anno scorso a 2 secondi da fine gara5 di finale contro Tortona, probabilmente inseguirà le sirene della A. L’Oww risulta più piccola dopo avere visto nominare “pistoleri” della finale a Verona in condominio Francesco Candussi e Davide Casarin, un friulano e un under (quelli rinnegati un anno fa dall’Apu e Joseph Mobio è ancora in corsa con Scafati…), successori del “pistolero” di Coppa, Lacey. E Karvel Anderson eletto Mvp della finale, sempre al posto di Trevor a Roseto, per la tripla del 64-67 che ha fatto saltare il banco al Carnera. O forse è stato tutto ingigantito all’Apu in una stagione regolare in cui, comunque, contro Cantù altra finalista play – off l’Oww ha perso sia all’andata sia al ritorno, salvo strapparle l’anomala Coppa. Così come con Verona l’Apu aveva vinto in Supercoppa precampionato e nell’inutile fine fase a orologio. Poi, al dunque, i nodi sono arrivati al pettine.
Contro una banda guidata dal coach, Alessandro Ramagli, che era all’Apu proprio prima di Boniciolli. Che anche a Verona ha voluto il vice, Andrea Bonacina, che aveva con sè a Udine. Scaligera dov’è tornato a fare il preparatore fisico l’udinese Giacomo Braida, ricomponendo il trio già fatto all’Apu con i due tecnici di cui sopra. In rosa la Tezenis ha due play che erano già in Friuli: il triestino Marco Spanghero, e diremmo che ha funzionato al contrario l’editto anti – “Spongi” emesso da patron Pedone alla vigilia della serie finale, e Lorenzo Penna lungodegente. In fondo, se tutta questa bella compagnia che ora è in A era a Udine nel 2019, non si lavorava poi così male all’Apu anche sotto la gestione dell’ad e gm Davide Micalich, che ogni tre anni ha portato una promozione alla Gsa: nel 2013 dalla Dnc alla Dnb e nel 2016 dalla B all’A2. E che ora con la sua nuova creatura United eagles basketball Cividale è a due passi da un altro salto dalla cadetteria all’A2. Anzi, segnatevi queste date: gara3 a Vigevano sarà venerdì 17 giugno e con la serie sull’1-0 per i ducali possono chiuderla solo loro per 3-0; mercoledì 22 giugno al palaPerusini è in programma l’eventuale “bella”. Le bocce in casa Apu si fermeranno solo fra una di queste due date. Dipende, forse neanche dopo.
(Nella foto di copertina, Verona alza la coppa per la promozione in serie A a spese dell’Oww Apu Udine)