L’equilibrio è perfetto. Come sintetizza alla perfezione il 67-64 per l’Old Wild West Apu Udine e il 64-67 per la Tezenis Verona. Attenzione, però, perché non si tratta del risultato perfetto, come teorizzava Giuan Brera fu Carlo per lo 0-0 nel calcio, frutto maturo di partite senza errori. Gara1 e gara2 di finale play – off del tabellone Oro di serie A2, al Carnera, sono state l’esatto contrario. Su entrambi i fronti non si è giocato a basket, ma a “teksab” che è proprio l’inverso della pallacanestro per persone intelligenti, agognata ancora da Sergio Tavcar e da quelli della sua generazione. E’ un succedaneo moderno che spacciano per pallalcesto che può attrarre chi non ha memoria o non ha visto altro gioco che questo, ma che anche assieme a divulgazione tv e streaming allontana gli spettatori dai palazzetti. Come dimostrano i “tutti esaurito” dimezzati rispetto a un ventennio fa e ridotti a un terzo rispetto alla prima Snaidero Udine in A, sempre e pure al palasport dei Rizzi che è lì dal 1970.
Il “teksab” è un gioco senza il primario dei ruoli intelligenti, quello del play, che in modo raziocinante poggiava la palla dentro e fuori a seconda delle esigenze tattiche della partita e dettava i ritmi. In un andamento quasi sempre al di sopra delle righe dello spartito, si è invece alla perenne ricerca del tiro da tre chiave di volta che ha snaturato il gioco. E fatto sparire un altro ruolo, o comunque l’ha geneticamente modificato, del basket che fu: quello del pivot o centro, su cui si poggiava il gioco interno. Anche se in materia, per la verità, l’Oww va abbastanza controcorrente pur se con le controindicazioni, extratecniche, di cui sappiamo nella scelta dell’interprete principale Usa. E’ saltato, insomma, l’asse play – pivot su cui si costruivano una volta le squadre, e si vede, mentre gli altri ruoli si potevano anche inventare. Ora, tendenzialmente, le squadre sono zeppe di altri ruoli e s’inventano registi e centri. Per cui si gioca a “teksab” e non più a basket, con scelte inintellegibili per chi era legato ai vecchi schemi logici. Tutto questo non porta solo a un nostalgico amarcord, ma è riscontrato anche dalle inoppugnabili statistiche gara per gara del giorno di oggi.
Prendete gara2 di finale Oww – Tezenis di martedì scorso. Semplificando, ci si può anche ridurre a dire che è stata vinta grazie alla tripla di Karvel Anderson del 64-67 sulla sirena finale. Incontestabile, ma nell’àmbito di una prestazione individuale da -1 per un “altro ruolo” che ha segnato 11 punti tirando 1/7 da due e 3/9 da tre, zavorrata anche da 5 palle perse, una recuperata e un assist. E coach Cesare Pancotto c’insegnava che la somma algebrica di queste ultime tre voci doveva essere almeno in pari per considerare sufficiente la prova del singolo e, per estensione, quella totale di squadra. Siamo partiti da l’ “hombre del partido”, ma tanto per rimanere in tema di americani sull’altro fronte il “pistolero” Trevor Lacey non gli è stato da meno, anzi, quanto a percentuali di realizzazione: 1/5 da due e 0/6 da tre con un 1/11 nel tiro dal campo per il quale Mike Penberthy potrebbe anche querelare chi, alla vigilia dell’A2, l’ha messo in competizione con Trevor nostro, perché lui non ha registrato una magra del genere neanche bendato. Mentre Charles Smith e Jerome Allen, gli altri esterni della pallacanestro udinese moderna messi sul podio insidiato dal nuovo arrivato, neanche lo pensano Lacey.
Per tornare nelle file opposte c’è chi ha sottolineato la mossa tattica di fare marcare Guido Rosselli proprio da Lacey. Più che una grande alchimia ci è parsa una strategia da astuti campettari, in cui si marcavano a vicenda quelli con lo stesso passo per non essere battuti sul primo da chi aveva più birra (in senso buono, naturalmente) in corpo. Così chiosiamo anche la topica che ha rischiato di compromettere la partita, che Verona ha fatto di tutto per perdere non riuscendoci come in gara1, dove si è condannata con un 1/6 finale ai liberi segnando l’unico che non avrebbe voluto e dovuto. L’ha fatta proprio Rosselli, adorabile intelligenza cestistica artefice di quattro promozioni in A tutte in piazze diverse: Rieti 2006, Torino 2014, Virtus Bologna 2017 con il suo attuale coach Alessandro Ramagli alla guida e Fortitudo Bologna 2019. L’ineffabile Guido non è mai stato un piè veloce, ma dev’essergli mancato ossigeno al cervello quando a 6” dalla sirena finale si è librato in aria per fare fallo su Alessandro Cappelletti al tiro da tre, appena passata metà campo, sul 61-64: 3/3 ai liberi e poi c’è voluto San… Karvel, che con una tripla carpiata ha carpito il successo al Carnera.
Insomma, poco o nulla c’è stato di perfetto nel primo 67-64 e anche nel secondo 64-67. Coach Matteo Boniciolli, salvo imbarcarsi nella premessa alla chiosa a gara2 in riferimenti alle Finals Nba e della Liga spagnola incomprensibili ai più anche foresti, l’ha onestamente riconosciuto. Questo è stato un pareggio, ha detto dopo gara1 scomodando di nuovo il collega Ettore Messina, e per uscire bene dalla serie dobbiamo evitare errori banali: come quello tra due delle migliori guardie del campionato, Cappelletti e Lacey, con palla persa a metà campo per di più con fallo antisportivo a carico che ha ribaltato l’inerzia prima del suicidio scaligero dalla lunetta. Dopo gara2 ha escluso che il problema sia l’1-1 nella serie e ha ammesso che Verona ha meritato la vittoria, perché Udine ha fatto solo una rimonta finale punita difendendo male nell’ultima azione su Anderson. Ora sta tutto, ha detto, nel recupero di energie, mentali più che fisiche: se l’Apu si ricaricherà, secondo lui può vincere non solo una, ma anche tutte e due le gare in programma a Verona. Altrimenti, ha concluso, se l’Oww giocherà con la mollezza dei primi 26 minuti di gara2 <anche nella prossima stagione giocherà in A1>.
Con un lapsus freudiano per cui la lingua è andata a battere dove il dente duole. Nella serie dall’equilibrio perfetto, un equilibrio si è rotto ed è quello del fattore campo tra le quattro finaliste, guardando anche a Scafati e Cantù nel tabellone Argento. Finora l’avevano fatto sempre rispettare, anche i brianzoli ieri sera con i campani già sul 2-0. Udine è stata la prima, e finora l’unica, a farselo strappare. Ora non le resta che rimediare a Verona. Pena continuare a giocare in A2, naturalmente. Davvero, pena…
(Nella foto di copertina, l’Oww Apu deve far saltare il banco almeno una volta a Verona per sperare ancora nella A)