Nei trascorsi di Gigi Colosetti allenatore c’è stato anche un curioso dualismo da dipanare con Drazen Dalipagic. Colosetti alla Gedeco 5-3-5 quando è arrivato Praja in A nel 1983-’84 faceva il vice di coach Lajos Toth. <Sì e alla fine di ogni seduta – ricorda – dopo due allenamenti già alle spalle con la juniores e la serie A mi dovevo fermare per un’ora di tiro con Praja, il quale naturalmente diceva che era un onore per me passare la palla a un campione olimpico, mondiale ed europeo, tre volte mister Europeo>. C’è chi dice che Dalipagic dovesse fare serie da 90 su cento in queste sedute di tiro supplementare.
Con Toth, Colosetti si era diviso anche la gestione fuori campo degli stranieri: l’head coach con l’americano James Percival Hardy, mentre Gigi con Drazen a parlare di campionato jugoslavo anche alla luce delle dirette e dritte di Sergio Tavcar. Non era questo, però, il dualismo dipanato da Colosetti con Praja.
Durante una delle sedute di tiro il giovane assistente allenatore ebbe modo di dire al campione di Mostar che lui si era allenato con un altro grande tiratore, Walter Szczerbiak. Accadde nel 1982 quando l’americano s’infortunò e finì fuori squadra nella Tropic del professor Flavio Pressacco, sostituito da Brandon. Colosetti, che era responsabile delle giovanili della Tropic e giocatore non ancora trentenne, si allenò in campetto con Walter anche quando arrivò coach Massimo Mangano in attesa di Ettore Messina vice e che poi scelse altre vie nell’Apu 1982-’83 al posto di Walter con Ronnie Valentine.
<In una seduta di tiro con Praja – ricorda ancora Colosetti – gli dissi che mi ero allenatore con un altro grande tiratore a Udine: Walter>. Lapidaria la risposta dello stupito Dalipagic: <Sì, gran tiratore, ma io sono più completo perché gioco anche in uno contro uno e mi creo il tiro>.
Dopo di che Colosetti riconosce che alla Gedeco <Drazen ci ha portati in A1 vincendo il titolo di capocannoniere e segnando 46 punti contro Perugia e 50 contro Reggio Emilia nelle ultime due gare decisive, quando non c’era ancora il tiro da tre e lui era già trentaduenne. Quarant’anni fa la carriera non durava come ora fino quasi alla quarantina di età. Cinque o sei anni prima Dalipagic era all’apice, quando vinceva Mondiali e Olimpiadi era infermabile. Era nel pieno del vigore atletico a 27 o 28 anni, mentre a 32 giocava di tecnica nel tiro. Non era un gran difensore, ma se stimolato difendeva anche>.