| EDITORIALE |
Gianni Petrucci e il basket femminile: aiuto!
Aiuto si salvi chi può bambine, adolescenti, ragazze e donne che giocate e amate la pallacanestro italiana. L’elezione, ennesima, di Gianni Petrucci a presidente della Fip dello scorso 21 dicembre, ha mostrato chiaramente due cose. Forse tre.
La prima è che a nessuno interessa cambiare lo status quo.
La seconda è che questo movimento italiano non sa esprimere un candidato forte e credibile, tanto da sovvertire appunto lo stato delle cose. Tutti si lamentano di come non vanno le cose, ma al momento del dunque, tutti preferiscono non esporsi, non parlare e tuffarsi nel tranquillo immobilismo di sempre.
La terza in realtà non era prevista: che qualcuno si azzardi a prendere certe cifre e vantarle – scrivendole – come fossero un trionfo della pallacanestro italiana. Servilismo sciocco e antico. Chissà cosa potrebbe esserci dietro?
Le conseguenze che ha pagato il mondo del femminile sono state non solo l’immobilismo, ma addirittura il peggioramento della situazione. Il report di sostenibilità della Fip 2022-2023 riporta queste cifre: delle 3.164 società affiliate, 182 si occupano solo di femminile… Le tesserate atlete alla Fip sono 22.550, il 13 per cento degli atleti tesserati. Di queste 22.550, 19mila circa fanno settore giovanile, le altre i campionati regionali e nazionali.
Sono cifre risibili. Non tanto confrontate a quelle di altre Federazioni – la pallavolo solo a Roma e provincia fa 20 mila tesserate – non tanto con le circa 200mila di Francia e Spagna. Sono risibili in assoluto. Ed allora qualche domanda bisogna porsela.
Le nostre ragazze amano la pallacanestro? Forse non così tanto.
La Federazione ha fatto tutto il possibile per convincerle a giocare a pallacanestro? No. Ha lasciato campo libero ad altri sport, forte di una presunzione che non ha una base logica, ma nemmeno emotiva, sulla quale appoggiarsi.
Allora i successi delle nazionali giovanili di questi anni, le famose 15 medaglie in 17 competizioni tra Europei e Mondiali, sono finte e non servono? No non sono finte, tutt’altro, sono reali e ben conquistate dalle nostre ragazze e dagli staff tecnici federali (almeno questo…), ma non sono servite a creare una base così forte da trascinare le ragazze a giocare a basket.
Perché nessuno in Federazione ne ha valorizzato e diffuso come si deve il contenuto, al di là delle dichiarazioni di circostanza e dei complimenti momentanei. A via Vitorchiano sembra valere la regola che ciò che non è frutto del proprio orticello, non valga la pena nemmeno di essere celebrato anche se sulle maglie delle ragazze c’è scritto ITALIA e c’è il logo Fip. Il più delle volte nello tesso settore, la mano destra non sa quello che fa la sinistra e le cose si vengono a sapere per caso. Funny, direbbero gli inglesi.
Possiamo recuperare terreno? Forse. Ma facendo tutti da subito, oggi 2 gennaio 2025, “nù mazz tanto!” come si direbbe a Napoli. Scuole come si deve, parlando agli insegnanti di Educazione fisica in un modo e a ragazzi e ragazze in un altro. Media coinvolti nei fatti e sollecitati a dare notizie, in tutta Italia e non solo facendo fede sulle testate locali che comunque si occupano di certi avvenimenti. E senza chiedere aiuti esterni.
Idee e suggerimenti sono stati offerti alla Fip. E sono stati puntualmenti rigettati. Anche le idee buone. Perché? Perché metterebbero in cattiva luce il management federale e il suo entourage. Quindi come ha scritto il nostro direttore, chi ha una buona idea se la tiene.
A proposito dei media, il presidente Petrucci si faccia portare i dati dei lettori dei maggiori quotidiani e quelli dei siti internet, neanche a lui sfuggirà l’enorme differenza di letture a favore di questi ultimi. Che per ragion d’essere sono nazionali e sovranazionali. Poi se qualcuno lo insulta, com’è solito ripetere, faccia le sue valutazioni, a noi di Pianeta Basket la questione non ci riguarda: lo abbiamo criticato sì. Insultato? MAI.
Con Carlo Fabbricatore lo abbiamo scritto cento, mille volte su queste pagine che sono le donne, le mamme a guidare il carro del mercato, degli acquisti, di certe scelte. E’ a loro che bisogna rivolgersi seriamente se vogliamo far crescere il settore giovanile e, quindi, un domani la possibilità di scelta delle migliori. Altrimenti il movimento andrà a morire così come sta lentamente facendo, anche se ci raccontano che cresce dell’ics per cento. Non basta.
O, meglio, non può bastare se si coltivano sogni di gloria. Altrimenti bisogna rassegnarsi alla mediocrità di questi ultimi anni – fatte salve le atlete in attività che non hanno alcuna responsabilità, anzi meno male che ci sono – nei quali le società spariscono dall’oggi al domani, la qualità tecnica è bassa perché, pur di fare campionati con numeri faraonici, si mandano allo sbaraglio giocatrici semplicemente non pronte al livello.
Scotto che in Europa abbiamo pagato – a livello senior – tanto con la Nazionale che con le squadre di club. Al dunque la barca ondeggia in modo pauroso, chi è a bordo si tenga forte e chi vuole salire abbia la grazia di farlo portando un carico di idee concrete e moderne. Anche guardando cosa hanno fatto gli altri, adattandolo al mondo della pallacanestro femminile. Da quando è peccato seguire esempi virtuosi?
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Viva il basket femminile dove regna serietà e impegno,pochi soldi e tanta volontà di emergere. Chi punta solo sul maschile non ha capito davvero nulla. Soldi buttati, mentre x il femminile di A e A2 non restano che spiccioli e le società chiudono nel mefreghismo assoluto