Ci prende sempre più gusto la Nazionale femminile sorde di pallacanestro allenata dalla quarantenne cividalese Sara Braida. Dopo il titolo europeo vinto l’anno scorso, ora ha conquistato la sua prima finale olimpica. Giochi in cui finora l’Italia si è messa al collo una medaglia di bronzo, anche se non alle Paralimpiadi perché la sordità non è considerata così disabilitante da potervi prendere parte. Se l’alloro continentale è stato festeggiato dalla Federazione sport sordi Italia (Fssi), la conquista della prima finale ai Deaflympics (Giochi olimpici silenziosi) è già stata rilanciata dal Comitato italiano paralimpico (Cip) assieme a quella centrata anche dalla nazionale femminile di pallavolo.
Le azzurre del basket hanno centrato il traguardo della finale battendo mercoledì scorso la Polonia per 73-58 nella palestra Vasco de Gama a Caxia do Sul, nel Rio Grande do Sul, in Brasile. È stata una battaglia tosta contro un’avversaria che non ha mai mollato. Le azzurre sono partite bene (9-4) con Strazzari scatenata, ma a fine primo quarto la Polonia è ritornata a contatto. All’inizio del secondo le italiane hanno allungato con la tripla di Ziccardi (22-11), mentre le polacche hanno impiegato 4 minuti per segnare il primo canestro e all’intervallo le azzurre sono andate con un rassicurante +12.
Quando Strazzari e Sorrentino hanno commesso il terzo fallo, coach Braida ha cercato in panchina altre risorse per tenere botta nel corso di un terzo quarto combattuto in cui il margine si è ridotto a 7 punti (41-34) per un fallo tecnico affibbiato a Sautariello. Un canestro di Sorrentino è valso all’ultimo riposo il 51-40, poi Viana ha allungato sul +18. La Polonia è tornata a -10 (58-48), ma poi le azzurre hanno dilagato con Cascio.
La medaglia è già al collo dell’Italia sorde. Ora domenica vedremo di quale colore sarà e, comunque, migliorerà il bronzo già conquistato.
<Abbiamo preparato la partita provando a dare più indicazioni possibili – racconta Braida – perché eravamo certe che le ragazze avrebbero sentito il peso di una semifinale, ma in campo ci sono state loro e nonostante gli errori per noi sono state perfette. Questa è la vittoria di un progetto nato undici anni fa e cresciuto manifestazione dopo manifestazione. Oggi abbiamo una squadra competitiva, una dirigenza attenta, uno staff di alta professionalità e una federazione che si prende cura di tutto>.
La cividalese Braida, che ha ancora la famiglia di origine a Gagliano, ora vive e lavora a Napoli. Si è appassionata al basket nel 1994, a 12 anni, e con il fratello già praticante è entrata nella Longobardi Cividale che, non avendo settore giovanile femminile, l’ha presenta alla Libertas Sporting Club Udine. Con l’allora Trudi ha conquistato anche la promozione in A2 nel 2000, poi ha girovagato per l’Italia fino ad approdare a Pesaro. Qui quali responsabili della comunicazione della società ha trovato Beatrice Terenzi, un cognome che sa di basket su piazza, ed Elisabetta Ferri, detta Betta, la giornalista per eccellenza della pallacanestro pesarese. Individuano in Sara il soggetto ideale per avviare il progetto di una Nazionale sorde e da un decennio la Braida guida le azzurre di successo in successo. Ora non resta che l’ultimo atto ai Deaflympics brasiliani.
(Nella foto di copertina, le Azzurre sorde di coach Braida festeggiano l’approdo in finale ai Deaflympics in Brasile)