I paria del fischietto
di Gian Matteo Sidoli
Gattopardismo italico

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<Questo è un articolo del 1985 scritto da Sidoli, uno dei migliori arbitri dell’epoca, e presidente del comitato del premio Quattro Castella. Guarda cos’è cambiato. N U L L A>. Il topo d’archivio che ha immortalato l’articolo che vedete nella foto di copertina è Fausto Deganutti, pure lui ex arbitro di basket di serie A, il quale di recente ha animato su questo blog il dibattito sull’attuale mondo dei fischietti con due argomenti principali: la mancanza da anni d’investimenti adeguati per il settore e di maestri, di guide specie se “vecchi”. Si riconosce nell’articolo di Gian Matteo Sidoli per “Superbasket”, pagina 31, alla vigilia della stagione 1989-1990 e ce l’ha girato per condividerlo. Noi vi ridigitiamo il testo prodotto da Sidoli, ex arbitro internazionale, giornalista, ideatore e patron del premio Pietro Reverberi istituito nel 1985 – per cui si giustifica il lapsus temporale di Deganutti nelle due righe d’invio – in memoria di un fischietto reggiano, come lui, inserito nella Hall of fame mondiale come uno dei migliori arbitri di tutti i tempi.

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I PARIA DEL FISCHIETTO

di Gian Matteo Sidoli

Gli organi federali hanno comunicato agli arbitri “poveretti” le tabelle relative ai rimborsi spese di loro spettanza nella stagione agonistica 1989-’90. Gli arbitri poveretti sono quelli che debbono dirigere in B femminile, C maschile e femminile, D maschile. Rispetto ai loro “superiori”, cioè quelli che – ohibò – dirigono nel massimo campionato e che percepiscono gettoni d’oro a pioggia, sono “diseredati”, “trovatelli”, “certosini” costretti a “mendicare” per migliorarsi ed eventualmente raggiungere le massime quotazioni ed essere inseriti tra coloro che attualmente godono di laute prebende.

SFRUTTATI

E’ umiliante per qualsiasi giovane doversi trovare in ristrettezze, ma lo diventa ancor più quando, costretti a fornire un servizio, sfruttati nelle loro passioni, si trovano poi con un piatto di lenticchie o un portafoglio da estrarre dalle tasche per far fronte alle maggiori spese. A vantaggio del “regime” che li adopera per esercitare il potere nel migliore… anzi nel peggiore dei modi. Qualcuno godrà certamente degli attuali sacrifici, perché farà carriera e arriverà alle pantagrueliche “mangiate” di coloro che possono definirsi privilegiati, ma al cospetto di quel qualcuno ce ne saranno tanti che si verranno a trovare con niente in mano e con una vita sacrificata sull’altare della passione.

O Dio, se intendiamo valutare i singoli, per quanto danno e per quanto dimostrano di sapere, salvo pochi, c’è ben poco che meriti più di tanto, ma a questo punto occorre una domanda: <Chi li istruisce? Chi li pone in condizione di migliorare? Chi li educa ad un sano e sufficiente arbitraggio?>. Nessuno, quindi ciò che danno è sempre più di quanto ricevono. Ecco perché la federazione deve perennemente essere condannata per il modo iniquo col quale tratta i giovani arbitri, ai quali differenzia persino i rimborsi dei pasti e dei viaggi, come se, a seconda delle categorie, dovessero mangiare più o meno e compiere le trasferte su autovetture più o meno utilitarie. E’ roba dell’altro mondo, da non credere, fa far seriamente pensare sulle “facoltà mentali” di coloro che hanno deciso simili rimborsi. Vediamo e giudichiamoli insieme.

MISERIE

Gli arbitri di C maschile e B femminile percepiscono 32.000 lire per ogni pasto, 38.000 lire per il pernottamento (e qui la federazione dovrebbe anche fornire gli elenchi degli alberghi disposti a praticare simili prezzi…!) e 52.000 lire di varie nelle quali, non dimentichiamolo, sono comprese tutte le spese alle quali i fischietti vanno incontro per tenersi aggiornati, farsi la divisa, consumare la prima colazione, allenarsi, ecc…

I fischietti di C femminile e D maschile debbono cercare di mangiare meno, oppure di sedere al massimo in pizzeria, perché i loro pasti non possono costare più di 29.000 lire. Le varie scendono addirittura a 35.000 lire.

Non parliamo poi dei campionati giovanili nazionali, dove esistono trasferte lunghissime e gli arbitri ricevono 26.000 lire per i pasti (buon appetito!), 32.000 lire per dormire e 27.000 lire di varie!

I viaggi? Per tutti un settimo del costo del carburante per chilometro. Circa 203 lire comprensivo di carburante, bollo, gomme, deperimento e usura del veicolo.

CAPOCCIA

E poi i “capoccia” parlano di reclutamento e di futuro; le società pretendono arbitri preparati; il pubblico spara sugli errori veri e presunti; i giocatori, ben retribuiti, pretendono che gli arbitri fischino meglio di come loro giochino! A tutto c’è un limite. Nel trattamento degli arbitri si è perso il senso del pudore e ringraziamo il cielo se esiste ancora qualcuno disponibile ad andare a fischiettare sui campi! Coloro che parlano di futuro e che hanno la fortuna di avere la “pancia piena” farebbero meglio a pensare seriamente al problema che investe l’intera categoria, perché il futuro dipenderà solo ed esclusivamente da loro. Se oggi ci troviamo di fronte a “roba da manicomio” sui campi di gioco e accusiamo spesso e volentieri i giovani arbitri di essere gli unici responsabili, dimentichiamo che ogni botte offre il vino che ha. Con trattamenti da miseria non si può pretendere oro colato. C’è qualcuno che, a parte il “regime”, è disposto a sostenere il contrario?


Già visto? Già sentito? Pare tanto anche a noi. L’Italia è l’eterna patria del gattopardismo, del «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi» vergato nel 1958 da Giuseppe Tomasi di Lampedusa. O, meglio, nel caso specifico qualcosa è cambiato. I rimborsi degli arbitri, forse indicizzati, non sono più in lire, ma in euro. L’ha voluto l’Europa, a cavallo degli anni Duemila. Altro comodo paravento dell’immobile Italia. 

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