Metti una sera a cena
con Gianni e Mara Corsolini
“genitori” di Carlo Recalcati

Metti una sera a cena, il 24 marzo scorso, con Gianni e Mara Corsolini. Impossibile? Invece, a Udine – una delle due patrie d’adozione del Duca di Carimate e famiglia, di lui bolognese doc – sono riusciti a organizzarla. Un’entrée nel suo vecchio regno snaiderino del 1969-1970 al Marangoni, come chiama ancora oggi il palasport Manlio Benedetti suo figlio Luca memore di averlo vissuto con quel nome, auspici gli Amici del Benedetti del presidente, professor Flavio Pressacco. A seguire un’elegante, ma anche vivace cena all’hotel Astoria Italia in una riunione del Panathlon della presidente, avvocatessa Margherita Alciati, in cui ci siamo “imbucati” grazie all’invito del presidente degli Stelliniani, avvocato Andrea Purinan, in sua… assenza perché quasi in contemporanea ha dovuto presenziare a una serata del coro degli studenti del liceo classico.

Bene, il Gianni e la Mara sembrava di averli proprio lì perché a ricordarli, oltre all’erede naturale Luca anche a nome delle due sorelle, c’era un loro figlio adottivo che risponde al nome niente meno che di Carlo Recalcati, perché <dove si ricorda Corsolini ci sarò sempre, gli devo tutto, mi ha cambiato la vita>. Lo ha riportato alla pallacanestro nel 1960 ripescandolo in oratorio a Milano, quando l’aveva già lasciata da allievo a 15 anni per un’assunzione alla RadioMarelli. Così ha sperimentato, nelle sue giornate da pendolare in pullman Milano – Cantù – Milano, anche un’ora e mezzo di ripetizioni di diritto con mamma Mara – <che era il vero generale in famiglia> – per finire gli studi di ragioneria prima di fare gli allenamenti con giovanili e prima squadra brianzole.

Luca, come ha annotato coach Matteo Boniciolli suo amico da quando a 14 anni hanno fatto un camp assieme, <pur nel rammarico che di sicuro c’è> ha fatto rivivere come un <compagnone> papà Gianni, più ancora di mamma Mara sulla quale annuiva a ogni richiamo di Recalcati, <reginetta dei palloni> come l’ha ribattezzata Pressacco che si è riunita al suo compagno di una vita il 28 gennaio scorso dopo che lui ci ha lasciati il 18 febbraio 2021. A cesellare il quadretto familiare lo stretto intreccio Corsolini – Recalcati con Luca che ha ammesso di avere volato sulle acque quando, a 6 anni (nato il 5 ottobre come il Gianni) nel 1969, ha fatto da paggetto al Charlie nazionale – <la più bella persona conosciuta in vita mia> – alle nozze con la moglie Giovanna. E il canturino pluridecorato sul campo, coach scudettato in tre città diverse – Varese, Bologna (Fortitudo) e Siena impresa riuscitagli avendo sempre in squadra Giacomo Galanda, tanto che papà Franco e signora erano a omaggiarlo al Benedetti – e ct dell’ultimo alloro azzurro all’Olimpiade di Atene 2004 – con Gek capitano e cinque vicecampioni olimpici made in Fvg tra il parquet e lo staff – ha già trovato il logico erede ai Corsolini: <Riccardino>, figlio di Luca e nipote di Gianni e Mara, che ai tempi della Fortitudo gli faceva avere tramite nonno Santi Puglisi, gm della Effe, disegni che poi Recalcati gli riconosceva per schemi vincenti dopo ogni vittoria della sua squadra.

Non solo un quadretto familiare la cena, ma anche uno spaccato di vita. Partendo dal dopoguerra del secondo conflitto mondiale, a cui Recalcati ha fatto sempre riferimento con tutta la delicatezza del caso visto che ora ce l’abbiamo in casa in Europa, in una famiglia milanese come la sua che di sport sapeva solo del Giro d’Italia perché passava sotto casa nell’ultimo viale meneghino prima di corso Sempione dove si concludeva. Famiglia in cui arrivava prima il lavoro del basket, che avrebbe cambiato la vita al Charlie nazionale. Pallacanestro, come ha ricordato Luca Corsolini, che era <quella del noi> rivelando che Cantù, all’epoca di quando trionfava, trovò lo sponsor Candy che non le serviva e lo passò alla Virtus Bologna. Sana rivalità sul parquet, ma <noi siamo il basket>: hai visto mai oggi… Vissuto da personaggi quali papà Gianni che, come gli ha riconosciuto Recalcati, <ha sempre fatto un passo non indietro, ma di lato> quando la pallacanestro a Cantù si faceva sempre più professionistica e lui voleva continuare a mantenere anche il suo lavoro da dirigente d’azienda. Gianni che nel basket è stato tutto, partendo dalla Bologna bianca dov’era nato nel 1933 e dalle V nere della Virtus: tecnico, presidente dal 1998 al 2005 dell’Usapp l’unione sindacale degli allenatori professionisti di pallacanestro, e dirigente, a capo della Lega di serie A dal 1977 al 1979. <Gente – come ha annotato Boniciolli accomunandolo commosso a un altro grande ex canturino, Giancarlo Sarti, a cui lui deve l’inizio carriera da capoallenatore in A2 a Udine – che era operativa nel presente, aveva una visione del futuro e non disdegnava affatto il cazzeggio>. Il <compagnone> di cui sopra dipinto dall’aneddotica del figlio Luca, ma che badava – come ha testimoniato Recalcati – a formare persone per bene prima ancora che bravi cestisti.

E quella persona per bene che è il Charlie nazionale si è dovuto anche difendere durante la serata perché, chiuso alla guida dell’Italia nel 2009, dopo l’acme della carriera da ct azzurro con l’argento olimpico ad Atene 2004, non ha fatto nel 2013 il grande passo di succedere a Dino Meneghin alla presidenza della Federazione italiana pallacanestro. Il primo a non perdonarlo era stato proprio il Gianni, il canturino che ora riposa a Vedano Olona e aveva fatto diventare varesino (<Mara no>) vincendo il suo primo scudetto nel 1999 che all’ombra di Masnago era quello della stella. Glielo ha ribadito, seduta Panathlon stante, il figlio Luca, si è accodato Boniciolli. Mugugnava tra gli invitati il preparatore fisico che ha avuto in azzurro, il professor Luigino Sepulcri, che l’ex ct ha voluto ci fosse assieme al vice-ct e medagliato di Atene, l’ingegner Giovanni Piccin. Per ribadire che pondera le scelte il Charlie nazionale ha allora spiegato che ha rinunciato dopo avere parlato anche con SuperDino della sua esperienza alla guida della Fip. Recalcati voleva essere un presidente operativo e non finire impastoiato nei consigli federali: <una riforma dello statuto non si poteva fare>, allora meglio lasciare stare. Uomo tutto d’un pezzo, scolpito da Gianni e Mara. Alla prossima cena Duca di Carimate e famiglia, prima di quella: a ogni palla a due!

(Nella foto di copertina, il figlio Luca e Recalcati al Benedetti con a fianco un pannello di Gianni Corsolini; nel testo, i relatori agli Amici del Benedetti e al Panathlon; fotografie scattate e gentilmente concesse da Giorgio Gorlato)

 

 

Lascia un commento all'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.