Il reclutamento precoce
di società d’alto livello
“cannibalizza” la base

E’ del tutto evidente che nell’ultimo decennio, ancor più di quanto non avveniva in precedenza, il reclutamento da parte delle società che intendono partecipare ai campionati giovanili maschili d’eccellenza o élite e a quelli femminili élite, nelle regioni dove si disputano, è risultato sempre più anticipato, arrivando a coinvolgere addirittura le categorie esordienti o under 13. Un primo aspetto da tenere in debita considerazione è che buona parte di queste società “di alto livello giovanile”, come da più parti definite, non hanno un proprio settore minibasket, che garantirebbe una buona base di partenza dei futuri gruppi giovanili, iniziando il reclutamento sin dalla più giovane età.

Il più delle volte questo reclutamento precoce, se mi si passa il termine, è giustificato con la necessità di far allenare al meglio, sin dalla più giovane età, i virgulti: a quell’età parlare di talenti e prospetti mi sembra al di fuori della ragionevole realtà. Spesso ragazzi e ragazze, ritenuti di prospettiva, sono, caso strano, reclutati non singolarmente, ma almeno in ragione di due e/o tre unità, onde favorire logistica e trasporti.

A questo punto avviene il primo grosso danno al movimento: la società di base, costretta a cedere i propri giovani tesserati “cui non possono essere tarpate le ali”, si trova in palese difficoltà numerica a proseguire l’attività e in molti casi è purtroppo obbligata a disgregare i gruppi sin dalle prime categorie, creando nella propria filiera un buco difficilmente colmabile. Immediata e letale conseguenza di tutto ciò è l’impoverimento della base a favore di una qualità di vertice che, sinceramente, si fa fatica a notare e giustificare, visto l’enorme danno che produce nelle società di piccole e medie dimensioni.

Questo reclutamento precoce porta poi a ulteriori danni. Con lo scalare delle categorie la selezione diventa sempre più marcata. Parecchi ragazzini e ragazzine non hanno la crescita fisica e tecnica per rimanere ad “alto livello”, per cui vanno incontro al taglio da parte dei club. Ciò comporta, nella stragrande maggioranza dei casi, l’interruzione dell’attività. Di fronte al fallimento della carriera, giovani e genitori, nella migliore delle ipotesi, non opteranno per tornare all’alma mater che avevano lasciato per seguire il progetto d’alto livello, ma forse sceglieranno, in minima parte, un’altra destinazione.

A chiosa di quest’analisi faccio una domanda agli addetti ai lavori: non è forse il caso di rivedere i criteri di reclutamento, concentrandoli solo nelle categorie under 19 e 17, al massimo 15, andando a prendere i veri talenti e non saccheggiando, invece, senza criterio alcuno le società di base?

(Nella foto di copertina, tratta dalla pagina Facebook Abc Cervignano, una palla a due dell’under 15)

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