Non si ferma l’attività negli uffici delle trenta franchigie della Nba in preparazione della prossima stagione 2023-2024, che inizierà ufficialmente il 24 ottobre per terminare dopo la disputa di 82 gare il 14 aprile. Poi le prime otto di ogni conference, Atlantic e Pacific, disputeranno i play-off sino alla finale per il titolo. Dopo il Draft di giovedì scorso, c’è attesa per l’inizio della Free agency l’1 luglio. Nomi di spicco sono disponibili a cambiare casacca quali James Harden, il “barba” dei 76ers, o Kyrie Irving, cugino di Isaiah Briscoe poco rimpianto dai tifosi dell’Apu Udine. I nomi interessanti sono numerosi.
Vi è poi la necessità di completare i roster per le prossime Summer League del mese di luglio, mercato già in corso. S’inizia a giocare il giorno 3 con la Salt Lake City in Utah, con quattro formazioni: Utah Jazz, Memphis Grizzlies, Oklahoma City Thunder e Phila 76ers. Contemporaneamente, avrà luogo la quinta edizione del California Classic con Sacramento Kings, Charlotte Hornets, Miami Heat, Los Angeles Lakers, Golden Sate Warriors e San Antonio Spurs, con il possibile primo confronto fra le scelte numero 1 Victor Wembanyama (San Antonio Spurs) e numero 2 Brandon Miller (Charlotte Hornets). Poi dal giorno 7 al 17, il gran finale con il torneo estivo ufficiale della Nba a Las Vegas, che vedrà la partecipazione di tutte le trenta squadre per settantasei partite complessive, otto al giorno. Una vera faticaccia per i numerosi general manager e direttori sportivi italiani che affollano le tribune assieme ai colleghi provenienti da tutto il mondo, alla ricerca del nome giusto da contattare e magari già firmare.
Nei roster non ci saranno evidentemente i veterani, ma solamente i giocatori scelti nell’ultimo Draft, anche quelli dell’anno scorso, e moltissimi giocatori non scelti usciti dalle università negli ultimi anni, a cui si aggiungono un buon numero di atleti provenienti dai tornei europei o asiatici e segnalati dagli scout, che ormai tutte le franchigie hanno nei cinque continenti. Tutti alla ricerca di un contratto per fare parte del roster finale di venti giocatori che inizierà ai primi di ottobre la preparazione alla stagione con il training camp. Magari un contratto del tipo two ways, fra Nba e G League, che quest’anno passeranno da due a tre per squadra, in forza del nuovo accordo tra il sindacato dei giocatori e le proprietà dei team, portando quindi a diciotto il numero dei giocatori a disposizione, quindici dei quali con contratti standard. I restanti due dei venti in rosa saranno destinati alla G League o al mercato fuori Usa.
Una piccola considerazione: anche a seguito di queste ultime novità, che provengono dal mondo Nba, c’è sempre meno disponibilità di buoni giocatori per i campionati Fiba. Forse in Italia sarebbe ora di fare attente valutazioni circa il numero di stranieri da potere tesserare. Seguiremo il mercato, non soltanto americano, ma anche e soprattutto il nostro. Anche perché l’estate tra voci, indiscrezioni, accordi e firme è uno dei periodi più interessanti dell’anno cestistico.
(Nella foto Ap di copertina, Wembanyama – Miller confronto fra prime scelte Nba forse già al California Classic)