Il professor Flavio Pressacco si propone per un excursus storico partendo dal 71-68 con cui la Pallacanestro Trieste del coach udinese Franco Ciani ha tolto domenica scorsa l’imbattibilità stagionale nella dodicesima di andata di serie A all’Olimpia Milano del celebrato Ettore Messina, che ha mosso i primi passi da allenatore all’Associazione pallacanestro udinese nel 1982-1983. La sua proposta cade come il cacio sui maccheroni e così abbiamo il piacere di avere anche il professore emerito dell’Università di Udine, dopo il pensionamento l’1 novembre 2014, del settore Metodi matematici dell’economia e delle scienze attuariali e finanziarie tra gli ospiti che scrivendo per noi arrichiscono il nostro blog. Sapevamo che lo seguiva, come ha dimostrato commentando con un amarcord il contributo del professor Maurizio Ivancich sul mezzo angolo ai tempi dello smile. Speriamo che questo suo intervento non sia solo una strenna natalizia, perché il cattedratico Pressacco, ingegno versatile, è anche un appassionato di basket che, fra l’altro, è stato l’unico allenatore a far evincere a Udine uno scudetto maschile nel 1976 con la Snaidero juniores.
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di Flavio Pressacco

Guardando al piano di sopra. Potrebbe essere il manifesto programmatico della pallacanestro friulana. Tutte le principali realtà hanno completato la prima parte del campionato con ottimi risultati. L’Apu Old Wild West in seconda posizione, ma con ripetute dimostrazioni di forza (al momento in cui scrivo non si è ancora disputato il ricupero con Torino) e confermando le sue ambizioni alla promozione in A. La Gesteco Cividale, con una sola sconfitta su 13 partite e il primo posto nel girone di andata già garantito con due giornate di anticipo, si ripropone come una delle candidate alla promozione in A2. La Libertas Basket School femminile, pur con due sconfitte, è in condizioni di mantenere una posizione nei primi quattro posti per accedere alle Final eight di coppa Italia di A2 e si sta attrezzando per essere competitiva nei prossimi anni, con velate ambizioni di riproporre l’epoca d’oro del settore femminile regionale della seconda metà degli anni ’50 dello scorso secolo. In questa cornice ha fatto scalpore l’impresa dell’Allianz Pallacanestro Trieste capace di infliggere, nella massima serie maschile, la prima sconfitta alla corazzata Olimpia Milano, sponsorizzata Armani EA7.
Si è in questo modo realizzata un’altra puntata del rapporto che lega da quasi 80 anni il basket triestino a quello milanese. Si può dire che l’Olimpia sia stata sconfitta dalla sua madre adottiva, la Pallacanestro Trieste. Scorrendo gli annali della massima serie del campionato italiano, scopriamo che il primo campionato del dopoguerra (1945-’46) fu articolato in fasi successive. La penultima prevedeva tre gironi interregionali di quattro squadre ciascuna: la vincente di ciascun girone si qualificava per quello finale a tre che avrebbe attribuito lo scudetto. Ebbene, nel primo di questi tre gironi si classificarono nell’ordine Reyer Venezia (poi vincitrice anche del girone finale e, quindi, scudettata), Triestina Milano, Ginnastica Triestina e Dopolavoro Borletti Milano. Tutti riconoscono Ginnastica Triestina e Borletti Milano come le storiche primogenitrici della Pallacanestro Trieste e dell’Olimpia Milano, ma che ruolo aveva la Triestina Milano? A ben vedere fu proprio questo strano ibrido il vero primogenitore dell’attuale formazione milanese!
Per convincersi di ciò basta considerare che presidente della Triestina Milano era Adolfo Bogoncelli e leader e capitano della squadra, allora composta quasi esclusivamente da giocatori di provenienza giuliana, Cesare Rubini. L’anno successivo Bogoncelli trasferì tutta la squadra a Como. La Pallacanestro Como vinse il secondo dei nove gironi regionali di prima qualificazione e nel successivo girone di semifinale fu seconda, solo per differenza canestri nei confronti diretti, dietro la Virtus Bologna, poi scudettata. Per la cronaca la Ginnastica Triestina fu a sua volta seconda nel girone finale per lo scudetto.
Prima dell’inizio del campionato 1947-’48, Bogoncelli completò le fondamenta del suo progetto di milanesità triestina o, se preferite, di triestinità milanese. Dapprima ritrasferì la sua società, e il diritto sportivo alla massima serie, da Como a Milano, chiamando Olimpia la nuova realtà. Poi fuse l’Olimpia con la Borletti Milano, dando vita all’Olimpia Borletti della quale assunse la presidenza, mantenendo Rubini nel doppio ruolo chiave di giocatore allenatore dapprima e poi dal 1957-’58 e fino al 1972-’73 di allenatore/general manager. Fu questa la società che dominò a lungo incontrastata (dapprima con sponsor Borletti, sostituito dal 1956 con il notissimo marchio Simmenthal) il basket italiano: dopo un breve rodaggio con due terzi posti nel 1947-’48 e nel 1948-’49, conquistò il primo scudetto nel 1949-’50 e nei 24 campionati fino al 1972-’73 ottenne ben 15 scudetti, 6 secondi posti e 2 terzi, scendendo dal podio solo nel 1967-’68.
Oltre a Rubini altri giocatori di provenienza triestina, giuliana o regionale diedero in questo periodo contributi decisivi al raggiungimento dei prestigiosi traguardi: Pitacco, Sumberaz, Acerbi, i fratelli Agostino e Giovanni Miliani, Romanutti, Pieri, Vittori, Sardagna, Vescovo, Cescutti, Iellini, Brumatti, Ferracini. Oggi i tempi sono cambiati, ma l’odierna Olimpia Milano sponsorizzata EA7 è indiscutibilmente l’erede di quel progetto cestistico Triestina Milano di Bogoncelli che lega indissolubilmente la massima espressione del basket italiano e una delle più qualificate del basket europeo alla storia della Pallacanestro Trieste e più in generale del basket regionale.
(Nella foto di copertina, tratta dal sito della Pallacanestro Trieste, coach Ciani e nel testo il professor Pressacco)