Marzo pazzerello ci porta
il torneo Ncaa con Final four
Sa più di basket della Nba

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E’ arrivato finalmente il March Madness per me, da sempre appassionato di basket a stelle e strisce, il periodo più emozionante e interessante dell’anno. Non, come molti penseranno, qualcosa legato alla Nba. Purtroppo, nella lega professionistica più importante del pianeta non si gioca più a basket, ma un qualcosa vicino all’attività circense o alla ginnastica acrobatica. Basta vedere gli high lights: su dieci azioni, otto o nove sono alley hoops con schiacciata oppure la medesima dopo una penetrazione con i difensori che guardano o in alcuni casi addirittura si scansano. Per fortuna che ci sono almeno Luka Doncic e Nikola Jokic, che illuminano con qualche giocata di basket vero. Non per niente sono due europei, peraltro di scuola slava. A tal riguardo giustamente Pau George dei Los Angeles Clippers, per quattro volte nell’All Defensive team (primo quintetto nel 2014 e 2019, nel secondo 2013 e 2016), si è lamentato in una recente intervista che con le regole attuali è impossibile difendere come una volta, tutto è a vantaggio dell’attaccante e della ricerca dello spettacolo.

No, facevo riferimento all’inizio al Ncaa tournament con 68 squadre invitate, comprendenti le 32 vincitrici di conference a cui si aggiungono quelle selezionate da un apposito comitato in base ai risultati. Dopo le prime quattro partite preliminari, che determinano le numero 16 nei tornei regionali South ed East e le numeron 11 nei tornei Midwest e West, vanno a formare un tabellone di tipo tennistico con gare secche per 64 squadre, che si contenderanno il titolo nazionale. Come anticipato le squadre sono suddivise in quattro tornei regionali: East, West, South e Midwest. Poi, le vincitrici si troveranno a Houston l’1 e il 3 aprile prossimi per la Final four. Nonostante il salasso di talenti che ogni anno deve subire, con freshmen che si dichiarano per il Draft Nba o che vanno a giocare nella squadra appositamente formata dalla Nba nella lega di sviluppo per prepararli al Draft del prossimo anno, ma con un contratto che chiama già 500K dollari, le finali della Ncaa sono ancora interessantissime. Sia perché si vede vero basket con difese aggressive, anche a zona, novità tattiche su ogni situazione di gioco e qualche talento da Nba rimasto, nonostante le sirene del dio dollaro. Sia per la passione e l’attaccamento alla maglia, che ogni giocatore mette in campo, senza dimenticare il contorno delle bande musicali e delle cheerleaders.

Quest’anno le quattro favorite sono gli Alabama Crimon Tide, guidati da uno dei migliori freshmen (primo anno) Brandon Miller, ala di 2,05, già indicato tra le prime tre scelte al prossimo Draft di giugno; i Purdue Boilermakers, con il centro di 220 centimetri di altezza Zach Edey, giocatore immarcabile da sotto; poi gli Houston Cougars, con la guardia senior Marcus Sasser e, infine, i campioni in carica dei Kansas JayHawks, con l’ala junior Jalen Wilson. Tutti e quattro i giocatori citati fanno parte del primo quintetto degli All American 2023, completato dall’ala junior Trayce Jackson-Davis degli Indiana Hoosiers. Come sempre ci saranno sorprese, magari come quella dell’anno scorso con St Peters, partita con il numero 15 e arrivata sino alla finale East, sconfitta dai futuri vicecampioni di North Carolina, ma dopo una cavalcata esaltante che l’ha vista battere di seguito la numero 2 Kentucky, la numero 7 Murray State e la numero 3 Purdue.

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