La A è un altro pianeta
finale del Pajetta docet

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La finale del memorial Piera Pajetta disputata sabato scorso al Carnera tra le compagini di serie A dell’Umana Reyer Venezia e della Pallacanestro Trieste, finita con la vittoria della squadra veneta per 99-81 nonostante le assenze dei due nazionali Marco SpissuAmedeo Tessitori oltre a quelle degli americani Jayson Granger e Jordan Parks, di Matteo Chillo e Riccardo Moraschini, ci dà la possibilità di fare alcune considerazioni riguardo al divario esistente tra i tornei di A e A2, avendo visto all’opera nel fine settimana anche cinque formazioni del secondo campionato.

La differenza risulta ancora molto profonda, soprattutto per la qualità dei protagonisti in campo. E’ sempre un piacere per ogni appassionato di basket vedere giocare nella squadra di coach Walter De Raffaele campioni quali il centro Mitchell Watt, alla sesta stagione consecutiva con i colori oro-granata e da sempre uno dei lunghi dominanti nel campionato italiano, o l’ala Jeff Brooks, italiano per matrimonio molto migliorato quale realizzatore rispetto ai suoi anni milanesi, o per finire un tiratore da tre irreale quale Mike Bramos, Mvp del torneo autore di 19 punti con 5 canestri di fila dalla lunga distanza.

In casa veneziana il patron Luigi Brugnaro e il presidente Federico Casarin hanno fatto le cose in grande per festeggiare i 150 anni dalla fondazione della società, allestendo il roster più profondo degli ultimi anni, capace di rivaleggiare per lo scudetto anche con le nostre due rappresentanti di Eurolega: l’Armani Milano e la Virtus Bologna. Magari a Venezia sperano in qualche loro distrazione per aggiungere in bacheca un altro titolo italiano dopo quelli vinti durante il secondo conflitto mondiale nelle stagioni 1941-1942 e 1942-43 e, più di recente, nel 2016 – 2017 e 2018 – 2019, ma sopratutto, a nostro parere, per tentare il colpo gobbo di vincere l’Eurocup, la seconda competizione continentale per club, che darebbe il diritto a partecipare l’anno successivo all’Eurolega.

Obiettivi di sicuro diversi per la Pallacanestro Trieste che dovrà sudare non poco per conquistare la salvezza, visto un roster assemblato al risparmio dopo la fine della sponsorizzazione Allianz e in attesa della nuova compagine societaria, ancora da definirsi. Tra i giocatori triestini messosi una citazione va fatta per la guardia Frank Bartley IV, autore di 19 punti di cui 15 già nel primo periodo del derby di semifinale contro l’Old Wild West Apu Udine, vinto dai triestini per 92-72, ma anche per il lungo americano AJ Pacher, ex Kleb Ferrara in A2, a suo agio anche al piano superiore.

Tra le note positive in casa alabardata aggiungerei il nuovo coach Marco Legovich, tecnico di sicura personalità e con idee precise in testa, autore di due sonori “cazziatoni” durante i time out chiamati nel corso della finale. In ogni caso, ci sarà molto lavoro per il giovane coach nell’assemblare e amalgamare una squadra con ben sei giocatori nuovi.

Riguardo al prossimo campionato, detto delle tre pretendenti allo scudetto Milano, Virtus Bologna e in agguato Venezia, le altre sicure dell’accesso ai play – off sono a mio parere Brescia, Tortona, Sassari e Reggio Emilia. Per tutte le altre la differenza fra l’ottavo posto, ultimo utile per l’accesso ai play – off e la zona retrocessione, è minima. Bastano due gare consecutive vinte o perse di fila per ritrovarsi in zona sfide scudetto o invece retrocessione. Credo che assisteremo a uno dei tornei più interessanti degli ultimi anni.

(Nella foto Pallacanestro Trieste di copertina, la guardia Frank Bartley IV contro Venezia in finale al Pajetta)

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