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Ritengo che nel mio ruolo, come quello di altri colleghi, sia legittimo, nonché doveroso, andare alla ricerca della verità, soprattutto quando questa non si esplicita con i crismi desiderati/voluti. Se le dichiarazioni post-partita in sala stampa, non certo per colpa dei colleghi, sono diventate sfoggio di luoghi comuni, soprattutto su tematiche relative alla società, è necessario allora impostare il diritto al chiarimento attraverso una metodologia più diretta, ma necessariamente nel rispetto dell’interlocutore. Ed è per questo che, cavalcando la linea intrapresa da Paul Matiasic, quella del “a domanda, rispondo”, sono a sintetizzare tre quesiti che riproporrò fino a che non vi sarà una risposta che ritengo esaustiva. Lo faccio perché nell’interlocuzione avuta diverse volte, ma curiosamente interrotta, c’è sempre stata una decisa forma di considerazione/rispetto verso chi divulga il verbo. Ora, se il principio rimane tale, penso non ci siano motivi ostativi per rispondere ai quesiti qui di seguito:
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