Ivancich allievo di Cernich
rivissuto da Pressacco

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Con un gradito motu proprio, che colma una lacuna, il professor Flavio Pressacco riprende spontanea collaborazione con il blog per ricostruire, a puntate, la carriera del professor Maurizio Ivancich che lascia la panchina dopo 53 anni. Colma una lacuna perché noi ne avevamo colto solo l’atto finale, con la fraterna lettera di commiato della Polisportiva Libertas Gonars dal proprio responsabile tecnico, e poi il passato di Ivancich a Cividale, ricostruito grazie a un altro spontaneo contributo dell’ex presidente della Longobardi, Luciano Riccobono. Ben venga ora la “lectio” di Pressacco.

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di Flavio Pressacco   

Associandomi all’abbraccio affettuoso a coach Maurizio Ivancich propongo un commento/memoria in due o tre passi.

Il primo ricordo è del Maurizio giovane playmaker, classe 1952, del vivaio Libertas Udine di Ezio Cernich nella categoria junior, limite di età 1951, con i coetanei Flebus, top player, e il fraterno amico Mestron e i due più anziani di un anno Cotrozzi, poi dirigente pallavolo, e Dorì, a sua volta allenatore. L’anno successivo, stagione 1969-’70, fu con limite di età 1952 (allora gli junior chiudevano a 18 anni forse per consentire una più tranquilla preparazione all’esame di maturità) e del roster base fecero parte anche i classe 1953 emergenti Dominese, Gnesutta e Rocchetto.

Furono anni di grandi match contro la Snaidero dei vari Mauro e Cecco, 1952, e soprattutto della leggendaria leva 1953 di Otello Savio, Zanello, Norrito e gli intellettuali carismatici Paviotti e Pignoni. Erano gli anni in cui Udine stava sostituendo al vertice regionale del basket le realtà fin lì largamente dominanti di Trieste e Gorizia.

Cernich aveva visione e distingueva fra due tipi: quelli da portare alla ribalta nazionale quali giocatori (erano già stati lanciati Michelutti, Polzot, Cossettini, Bruni, Vianello, il povero Zussino ed era in rampa di lancio Flebus) e quelli carismatici e dotati di abilità didattiche e strategiche da avviare immediatamente alla funzione di allenatore.

Maurizio fu uno di questi. Io, di 8 anni più anziano, lo avevo preceduto nel 1962. Avrebbero fatto seguito dopo Maurizio anche Dorì, Colosetti (classe 1953) e Anania (1954). Il flusso di nuovi tecnici, tutti di discreto successo anche se con storie professionali differenti, s’interruppe non a caso quando Cernich passò nell’estate del 1972 alla Snaidero, dove io ero già arrivato nel 1971 e dove sarebbero rapidamente giunti anche Maurizio e Dorì realizzando nell’annata 1973-’74 un vero e proprio trapianto di staff tecnico nel settore giovanile con Cernich agli junior (limite 1955), Pressacco ai cadetti (1957), Dorì agli allievi (1959) e appunto Maurizio ai ragazzi (1960).

Erano quattro squadre potenzialmente da titolo italiano, ma non raggiunsero nemmeno un podio per sfortuna, pagando anche gli effetti indiretti della disastrosa stagione della prima squadra allenata da Luisito Trevisan, friulano di grande successo nel settore femminile in squadre lombarde, ma assolutamente a mal partito nel settore maschile. Maurizio era anche suo aiuto. Mal gliene incolse, non certo per suo colpa.

A fine anno ritornò alla casa madre dopo avere soltanto sfiorato il grande traguardo con la squadra ragazzi, che fu eliminata per differenza canestri nelle finali nazionali in un rocambolesco girone di qualificazione alle finali four con quattro squadre a pari merito e due successi per la Snaidero nel gruppo di ferro contro Galli Valdarno e Olimpia Milano, poi finaliste scudetto, a conferma di quanto detto sopra. Ma ho anticipato i tempi.

Nella prossima ritornerò indietro al periodo fra il 1970 e il 1972.

(Nella foto di copertina, Ivancich con la lavagnetta che Gonars ha annunciato che il coach ha appeso al chiodo)

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