Svolta la parte protocollare – tra condoglianze Fip, Fip Fvg, Virtus Bologna, Lba, Lnp e Giba – la memoria di Marco Bonamico merita anche un ricordo in chiave udinese, piazza a lui cara. Forse anche perché ci è arrivato a chiudere la carriera tra il 1992 e il 1995, alla Libertas Udine sponsorizzata Goccia di Carnia in serie B e A2, dopo 15 stagioni giocate principalmente in massima divisione. Se le sue precedenti esperienze nella serie cadetta si conclusero con la promozione in A1, a Napoli e a Forlì, a Udine invece l’avventura finì con un’altra retrocessione in B dopo quella del 1992. Erano anni tribolati dal punto di vista societario tanto che la gestione friulana dell’Associazione pallacanestro udinese decise di passare la mano per quella caduta in B d’Eccellenza, dopo 24 anni ininterrotti tra A1 e A2. Cedette alla famiglia livornese dei Querci i quali trasformarono l’Apu in Pallacanestro udinese srl e poi Libertas Udine, rilevando il diritto sportivo di A2 di Modena dopo una sola stagione in B. Bonamico era stato chiamato proprio per il ripescaggio in categoria in una squadra in cui aveva familiarizzato, in particolare, con il compagno di squadra Leonardo Sonaglia animatore della vita privata della Goccia di Carnia.
Un altro collegamento tra Marco e Udine c’è stato quando, nel febbraio 2009, era stato eletto presidente della Legadue, allora seconda lega del basket professionistico nazionale, per succedere al dimissionario Valentino Renzi salito al soglio della lega di serie A. Nell’estate di quello stesso anno la Pallalcesto amatori Udine sponsorizzata Snaidero, dopo 9 stagioni in massima divisione seguite alla promozione nel 1999-2000 che aveva colmato il vuoto creatosi su piazza a metà anni Novanta, retrocedeva proprio in Legadue. Così conoscemmo il “Marine”, più via filo che di persona, il quale comunque ricordavamo bene da giocatore. Percepimmo l’affetto con cui parlava dell’ultima squadra con era andato sul parquet a Udine e che era un fiume in piena di idee, tanto che non ci meravigliammo quando nel 2014-2015 fu introdotta l’esecuzione dell’Inno di Mameli pure in A, come prima di ogni gara in Legadue di cui era fautore e anticipatore fin dall’elezione a presidente.
Anche se non ne abbiamo mai compreso bene la ragione, forse per lui era un retaggio dei suoi migliori successi in Azzurro: l’argento all’Olimpiade di Mosca 1980, sia pure depotenziata dal boicottaggio Usa, e l’oro europeo a Nantes 1983. L’Inno doveva averlo proprio in testa e nel cuore. Con un’altra singolare coincidenza nella sua vita stavolta non in chiave udinese, anche se quella Nazionale era molto friulana. A 24 anni dal podio moscovita commentò sulla Rai con Franco Lauro l’altro argento olimpico dell’Italbasket ad Atene 2004. Ora, dopo un Silenzio fuori ordinanza, risuoni per lui l’Inno d’Italia. Per sempre.