Passa all’unanimità in Comune di Udine la proposta di delibera della giunta, presentata la settimana scorsa in commissione Politiche sociali e diritti di cittadinanza, di messa a gara del palasport Carnera a gestione privata per i prossimi due anni fino al 2027 con naming rights, diritti di denominazione, cioè con possibilità di sponsor accanto all’attuale intitolazione. Tutti d’accordo, maggioranza e opposizione, che bontà. Specie dopo che l’assessore allo sport Chiara Dazzan in consiglio ha fatto il bel gesto di concedere la firma dell’emendamento, che prevede pari dimensioni per la scritta palaCarnera e sponsor prossimo venturo, al consigliere di opposizione Stefano Salmè il quale ne aveva presentato uno nella stessa direzione considerato tecnicamente non ammissibile. Questioni di lana caprina, ripetiamo.
Quel che conta era la sostanza, l’effettivo tornaconto che è stato finalmente calcolato con voci pertinenti e non con l’astruso Piano economico e finanziario dato alla stampa per stabilire il valore della concessione per i prossimi 2 anni, stimato in oltre 5 milioni e 200 milioni mescolando costi e ricavi dell’ente gestore, finora il Comune di Udine, e della società che era concessionaria unica in uso temporaneo, cioè l’Amici pallacanestro udinese, la cui promozione in A ha portato a riconsiderare le nuove esigenze sportive e organizzative, tra le quali anche – guarda caso – i diritti commerciali di denominazione.
Accantonato il Pef a uso stampa, è emerso che il Comune di Udine incassa circa 120 mila euro dall’Apu che paga un uso orario del palasport, mentre a carico di Palazzo D’Aronco sono i costi delle utenze, della guardiania (3 dipendenti comunali) e della manutenzione. Con la nuova concessione a privati, l’amministrazione civica prevede un risparmio di oltre 120 mila euro all’anno tra costi, che quindi sono di circa 240 mila euro l’anno, e incassi cessanti. Anche su questo tutto il consiglio d’accordo, che bontà. Pure il consigliere di opposizione Maurizio Franz che a caldo, dopo la presentazione della delibera in commissione, aveva posto il quesito, rimasto accademico, su com’era stato fatto il conto economico.
Per questo altro bando di gara estivo concernente un palasport cittadino, dunque, l’opposizione non dovrebbe presentare alcuna interrogazione a cose fatte come per la concessione del palazzetto Benedetti di via Marangoni all’Apu stessa da parte della giunta dell’allora sindaco Furio Honsell nel 2013. Primo firmatario il mancato sindaco Adriano Ioan, capo della minoranza, allora l’opposizione eccepì i tempi della pubblicazione del bando di gara, a cui partecipò solo l’Apu, e chiese la riapertura dei termini.
Restano aperti, infine, i termini per la presentazione in Comune del progetto e della relativa copertura finanziaria per il palaCarnera 4.0 da parte dei proponenti privati, ancora Apu e gruppo Zaco per i rendering che circolano a mezzo stampa fin dal dicembre 2022 e che ha avuto già una presentazione in sala Ajace addirittura alla presenza del ministro dello sport e i giovani Andrea Abodi nel novembre 2023.
Poco dopo che il Comune stesso, alla vigilia della scadenza del bando e nelle more anche allora delle decisioni dei privati, presentasse un proprio progetto di ristrutturazione più essenziale del Carnera per attingere ai 3 milioni di euro, che altrimenti sarebbero stati destinati altrove, stanziati dalla Regione Fvg fin dall’apertura della campagna elettorale per il rinnovo del presidente Massimiliano Fedriga e, come sperava il centro-destra, anche per quello dell’allora sindaco di Udine, Pietro Fontanini.
Ora i due anni di durata della messa a gara della gestione privata del Carnera, con possibilità di sponsor, fanno pensare che possano esserci altri tempi morti per il progetto del palaCarnera 4.0.