Capitan Braidot
domenica al capolinea
dopo 7 anni di Dinamo

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<Tutte le storie d’amore devono avere un inizio, un centro e una fine> (Fanny Ardant da La Signora della porta accanto)
<C’è freschezza nell’aria. È una sorta di amara malinconia. È un giorno nuovo, però e qualcosa di nuovo arriverà, oh sì…Pensa a quello che siamo, pensa a quello che saremo> (Un giorno nuovo, Sick Tamburo).
E’ arrivato anche per Nembo Kid il momento di togliersi il mantello. Dopo 22 stagioni da Senior (più quelle con l’Arte Bittesini) domenica alle 18 a Romans contro la Gardonese ci sarà l’ultimo giro di vàlzer sul parquet di Siro Braidot, il Capitano. Anni intensi con la palla a spicchi in mano, vissuti lieve quasi nuotando nell’aria senza rinunciare alla fermezza quando necessaria, di cui quasi un terzo passati indossando la canotta della Dinamo.
Un esordio celestiale da 31 punti l’8 ottobre 2018 da ex nel Basket Day contro la Vis Spilimbergo per un amore sbocciato immediatamente e che dalla prossima stagione traslocherà dal parquet alle stanze dei bottoni. Quando aveva detto sì al corteggiamento era sceso in serie C Silver per la prima volta, rapito dal progetto e soprattutto da un Mondo, quello Dinamo, che ti entra in circolo se hai soltanto un briciolo di sensibilità e romanticismo. Figurarsi a una Persona non qualunque come Siro che in un mondo di pecore, dove non c’è spazio per i leoni, si sentiva un tanuki (ma non smascheriamo l’ultima domanda…).
Allora Siro, dopo 22 campionati da Senior è arrivato il momento di allacciarsi per l’ultima volta le scarpe da basket e scendere sul parquet.
<Davvero sono così tanti? (sorride sornione, ndr) Tanti anni in cui il mio quotidiano è stato scandito dai ritmi della pallacanestro ma, anticipando una possibile domanda al riguardo, sono talmente convinto che sia la scelta giusta da non temere un effetto boomerang. Sento che è arrivato il momento giusto per farlo. Perché la pallacanestro mi ha dato tantissimo e io mi sono goduto ogni attimo. Mi sento completo e realizzato: ritirarsi a quasi 40 anni è una sensazione impagabile. Per me è una cosa che ha un valore immenso. Un minimo adattamento al nuovo corso ci sarà, però davvero minimo. Sicuramente mi mancheranno certe cose, certi aspetti della routine da giocatore, i momenti negli spogliatoi e soprattutto la competizione. Penso però che la paura deve averla chi non sa come occupare il nuovo tempo libero, per fortuna io questa questione l’ho risolta. Chiaro che niente sarà più come prima. La passione non potrà mai spegnersi, questo è altrettanto sicuro, vedrò di incanalarla in maniera diversa mettendo a disposizione della Dinamo l’esperienza accumulata non solo dal 2004 quando ho esordito in B2 a Monfalcone, ma già dal punto di origine in D con la gloriosa Arte Bittesini>.
Prima di soffermarci sulla Dinamo facciamo un volo pindarico sulle tue plurime esperienze precedenti senza cadere nella banalità di chiederti nomi di questi o quei coach e giocatori. <Parto dal presupposto che di ogni squadra in cui ho militato conservo la mia dose di ricordi, perché hanno contribuito a formarmi sia come giocatore sia come uomo. Forse alcune esperienze sono arrivate troppo presto, per esempio quella a Molfetta per la mia prima lontano da casa, ma nel complesso mi hanno permesso di vivere l’Italia da diversi punti di vista e angolazioni. Penso in particolare a Giulianova, dove per età e situazione è stato uno dei contesti migliori. Nessuna graduatoria di gradimento, come accennato poco sopra. Da Oderzo, Orzinuovi e Castelfiorentino a quelle più vicine a casa come la stessa Monfalcone, Spilimbergo e Corno di Rosazzo il mio album è ricco di bei momenti. Sportivi e umani>.
E poi venne la Dinamo… <Per una storia durata più del previsto e per merito di tutti. Nella mia testa in quell’estate del 2018 si era fatta strada l’idea se non proprio il desiderio di tornare a Gorizia dove avevo cominciato. Il completamento di un percorso in cui si è inserita per l’appunto la Dinamo. Non avevo mai giocato in C Silver, ma la categoria non era il fattore determinante. Mi hanno cercato e fatto sentire oltremodo desiderato, anche come elemento importante per la crescita generale dell’intero ambiente. La sintonizzazione sulle stesse frequenze è stata in pratica immediata complice la presenza di giocatori come Bullara, Moruzzi e Nanut con i quali anelavo di condividere la stessa maglia. Oltre al fatto che gravitassero attorno a questa particolare realtà ragazzi che conoscevo dai tempi della scuola. Sin dall’inizio le sensazioni sono state ottime e direi, dato che siamo arrivati alla primavera del 2025 e per giunta in B interregionale, tranquillamente che non ci eravamo sbagliati. Né il sottoscritto, che all’aspetto umano tiene in modo particolare, e nemmeno la società>.
Hai visto lievitare in prima persona sotto ogni punto di vista la Dinamo, ma è davvero così peculiare il suo Mondo? <Assolutamente. Chiaro, non è esattamente la stessa Dinamo di quando sono arrivato, però risultati importanti e ai tempi quasi impensabili sono maturati senza rinunciare a valori e caratteristiche rare e uniche. Lo spirito di appartenenza e coesione si sono tramandati di anno in anno, di gruppo in gruppo. Perché la storia della Dinamo, la sua nascita in epoca relativamente recente con alla base il sentimento dell’amicizia pervade giocatori, staff, dirigenti e l’intera tifoseria. Tiziano, Carlo e la dirigenza hanno raccolto la sfida di rilanciare il basket a Gorizia, città che con questo sport ha sempre avuto un rapporto ancestrale, senza rinunciare all’identità di una società che fino al 2017 non aveva mai varcato le Colonne d’Ercole della serie D. Non ritengo giusto parlare di miracolo sportivo perché dietro a tutto ci sono stati sacrificio, voglia di crescere e imparare. Sia da chi portava la sua esperienza sia da eventuali errori. Quindi sì, la Dinamo soprattutto a questi livelli è qualcosa di unico. Speriamo che a breve possa tornare a disputare le partite casalinghe a Gorizia…>.
C’è stato un frangente in cui hai intuito che la situazione stava, positivamente of course, sfuggendo di mano? <Il mantenimento della C nelle prime stagioni è stato fondamentale. Eravamo un gruppo di qualità ed esperienza, nessuno voleva affrontarci perché in giornata di grazia potevamo suonarle a chiunque. La scelta di puntare su Gigi Tomasi come coach è stato, parlo ovviamente per le mie sensazioni, il segnale che l’intenzione era di fare un passo avanti. Con la sua mentalità ha strutturato l’intero ambiente e in parallelo è andato a formarsi uno zoccolo di squadra che non si è limitato a condividere solo lo spogliatoio. Si sono creati humus e climax perfetti per essere protagonisti nei due campionati di C. A cominciare dal primo vinto, nonostante si sapesse dall’inizio che per la ristrutturazione dei tornei non era prevista la promozione. Intanto ci eravamo laureati campioni regionali e in quello successivo siamo stati bravi a riconfermarci. Stavolta con lo storico approdo nella quarta serie nazionale dopo la Finalissima con i sardi di Sennori. Una dimensione totalmente nuova la B interregionale con una non semplice fase di adattamento, tra alti e bassi previsti che alla lunga sono stati ben assorbiti per merito di tutti e anche grazie a un ambiente capace di metterti una pressione comunque propositiva proprio in virtù di cos’è e cosa rappresenta la Dinamo. Quando vedo la crescita di ragazzi come Peresson e Venturini o il coinvolgimento di Micalich e Giacchè che hanno vissuto già esperienze altrove penso positivo>.
Escludendo la doppia sfida con Sennori, in particolare quella di ritorno vinta in una Cividale invasa da goriziani, te la senti di indicare il fotogramma più significativo di queste sette stagioni? <Alziamo ulteriormente il livello delle domande, eh>.
E non è ancora finita… <Gara-2 contro Cordenons in casa loro e di mercoledì. Eravamo favoriti per accedere poi all’ultimo atto contro la rappresentante della Sardegna, ma rischiare di portare la serie alla bella poteva comportare soltanto contrattempi. Che non volevamo e che abbiamo evitato andando a prenderci subito e di nuovo il titolo regionale. Ma devo aggiungerne uno di stringente attualità: un finale incredibile come quello nell’ultima partita in casa di Pizzighettone non l’avevo mai vissuto. Davvero pazzesco, mi mancava nei famosi 22 campionati da Senior>.
Last question: ti senti ancora un tanuki in un mondo di pecore dove non c’è spazio per i leoni? <Ma tu guarda cosa si va a rivangare… No, è passato il tempo di immedesimarmi con una creatura così particolare. Di sicuro in questo mondo non mi sento pecora, ma nemmeno leone. Lascio a chi mi conosce l’ardua sentenza di associarmi eventualmente a un animale. Volendo anche immaginario>.
Grazie Siro, The Captain of the Dinamo Heart… Forever.
(In foto Mauro Blazica di copertina capitan Siro Braidot, nel testo l’esordio contro Spilimbergo e l’esultanza a Cordenòns)

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