Coach Ciani ricorda
il maestro Zorzi che sostituì
alla Sdag GO in A 1998-’99

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In memoria del compianto Antonio Zorzi, oltre alla puntuale ricostruzione della sua carriera da cestista e allenatore “millenario” fatta dal professor Flavio Pressacco e già proposta, abbiamo chiesto un ricordo personale a Franco Ciani. Perché nel 1998-1999, in un ideale passaggio di consegne tra generazioni di coach friulani, da suo vice l’ha sostituito in panchina alla Sdag Gorizia portandola alla salvezza nella sua ultima stagione in serie A. Salvezza effimera perché in quella estate ci fu poi la cessione del diritto sportivo alla Victoria Libertas Pesaro, ma che portò entrambi a una svolta professionale. Il Paròn si reinventò assistente anziano, di particolare successo con l’altro corregionale Matteo Boniciolli ad Avellino e alla Virtus Bologna. Franco cominciò a pieno titolo la carriera di allenatore con la A maiuscola, ripartendo da Cantù. Da provetto giornalista, altra mansione svolta nella sua poliedrica attività al servizio del basket, Ciani traccia un ricordo di coach Tonino per nulla banale anche dal punto di vista umano. 

RICORDANDO IL PARON

di Franco Ciani

Uno squillo del telefono, l’ennesimo di una giornata di lavoro come un’altra, ma uno squillo che portava con sé stupore e gioia allo stesso tempo, sensazioni generatesi in un istante nel momento in cui, quasi distrattamente, gli occhi si sono posati sul display: Paròn!!!!!! Ogni tanto ci siamo incontrati, qualche volta sentiti, ma dai tempi in cui ne ero con orgoglio l’assistente di acqua sotto i ponti ne era davvero passata moltissima. Con lui però tutto era facile, anche da un semplice “pronto” passare a chiacchierare come se il tempo non fosse mai passato, anche assaporare la precisione con cui radiografava ogni stagione e ogni partita del suo interlocutore, poi con stima e affetto sinceri, naturali.

In quella chiamata mi chiese anche un ricordo per il suo ultimo libro del quale qui, con l’affetto dovuto a chi ti ha dimostrato il suo con grande schiettezza, con la tristezza di chi ha perso un pezzetto di vita professionale e con una lacrima sincera trattenuta a fatica, riporto uno stralcio, non tanto per ricordare colui che non potrà mai essere dimenticato dalla pallacanestro italiana, ma per rendere omaggio a chi mi ha accolto e guidato tra coloro cui ha donato il suo sapere.

“Pochi mesi fianco a fianco con il Paròn possono sembrare poca cosa all’interno di una carriera trentennale, oltretutto vissuti in una stagione difficilissima per tutti e nella quale si sono succeduti stati d’animo contrastanti e complessi, ma ogni minuto di palestra con lui si è rivelato un’autentica lezione di tecnica, intuito e sagacia nella quale apprendere e formarsi. … Il rapporto con coach Zorzi fu bellissimo sotto il profilo personale e mi insegnò tantissimo a livello professionale aprendomi prospettive che fino a quel momento erano per me inesplorate, avvolgendomi in un sistema di gestione del lavoro quotidiano alla quale non ero assolutamente pronto ed abituato e soprattutto consentendomi di abbeverarmi alla fonte della genialità offensiva per la quale coach Tonino è sempre stato famoso. Un clinic quotidiano su contropiede e passing game, le perle di intuizioni e opzioni che si rincorrevano giorno dopo giorno, la continua stimolazione nei confronti della squadra a migliorare il proprio bagaglio tecnico: queste sono state le pietre miliari che hanno segnato il mio percorso insieme a uno dei più straordinari insegnanti di pallacanestro italiani e questo è ciò che avrei voluto poter vivere per un periodo più lungo, consapevole di quanto sarebbe stato importante per la mia formazione! La fiducia dimostratami, l’autonomia nello svolgimento del mio lavoro e la disponibilità all’ascolto così come all’insegnamento percepite e ricevute non hanno fatto altro che consolidare ulteriormente un rapporto per me importante”.

Fin qui l’immagine di un rapporto professionale che mai però poteva prescindere dalla componente umana di un uomo a volte di proverbiale durezza, ma capace di momenti di dolcezza e umanità assoluti che ho avuto la fortuna di apprezzare, capace di imporre i propri principi e valori in modo anche brusco, ma nello stesso tempo di aprire il cuore e farsi carico con totale dedizione dei problemi altrui. Insomma un personaggio che potevi rischiare di non capire fino in fondo, ma che se avevi la capacità di superare la scorza che lo rivestiva sapeva conquistarti con la semplicità e la forza dei sui sentimenti.

Oggi ricordo ancora l’ultimo saluto di persona ed abbraccio quando casualmente ci incontrammo a un torneo giovanile a Grado nei pressi della spiaggia, si fermò, mi chiamò, parlammo ancora una volta di basket con l’energia e la gioia che l’argomento sempre suscitava in lui, e infine ci salutammo, con la speranza di un nuovo incontro. Oggi come allora un saluto, che fonde confidenza e rispetto…

<Ciao Paròn!>.

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