Coach Christian a Trieste
dovrà adattare all’A2
il Mount Mayhem System

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Tra le notizie più interessanti di questa prima parte del mercato di serie A2, certamente una delle più intriganti, è la scelta fatta dal nuovo gm della Pallacanestro Trieste 2004, Michael Arcieri, di affidare la panchina giuliana a un coach proveniente dal mondo delle università americane, tale Jamion Christian, 41 enne originario della Virginia, con all’attivo esperienze nella Ncaa Division 1. Per sei anni alla sua alma mater il Mount St. Mary’s nel Maryland, per un record totale di 101 vinte e 95 perse, con due viaggi alle finali nazionali: nel 2014, uscito al primo turno, e nel 2017 in qualità di campione della NorthEast Conference (nella foto di copertina), eliminato al secondo turno da  Villanova per 76-56.  Dopo questa esperienza è  stato per una stagione sola al Siena College di New York, record 17 vinte e e 16 perse, per poi essere chiamato dalla ben più prestigiosa George Washington University, ateneo inserito nella Atlantic 10 Conference, tra le top del panorama americano. Dopo tre anni assai inconcludenti, record 29 vinte e 50 perse, è stato “fired”, licenziato nel 2022. L’anno scorso non ha allenato, bensì ha operato nel Network “Speakeasy for Sports”.

A livello tecnico, sarà sicuramente interessantissimo vedere come coach americano applicherà il suo sistema di gioco denominato “Mount Mayhem System”, elaborato nei sei anni alla guida dei Mountaineers, basato su una difesa pressing a tutto campo, con continui “switching & trapping”: cambi improvvisi  e trappole con raddoppi. Nel video che abbiamo potuto vedere, risalta l’uso di raddoppi appena il palleggiatore ha superato la metà campo, con una trap fatta scattare tra la linea mediana e quella laterale. Insomma, l’intento è di creare “caos” con situazioni sempre imprevedibili, che non permettano all’attacco di giocare come vuole. In attacco, ricerca continua del tiro da tre punti, sia velocizzando in maniera estrema il passaggio dalla fase difensiva a quella offensiva con tiri rapidi, sia utilizzando formazioni aperte con tutti e cinque i giocatori fuori dall’area.

Sicuramente è una scelta coraggiosa, che però dovrà a mio parere adeguarsi al nostro campionato. Tra il torneo Ncaa e quello tipo Fiba ci sono moltissime differenze regolamentari, ma in primo luogo differenze di filosofia: quello americano non è troppo vincolato dal risultato, in quello nostrano il risultato è tutto.

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