Il mercato si ritorce
contro Trapani di Antonini
Amarcord Reggio 2001…

Chi di mercato ferisce, di mercato perisce. Perisce è esagerato perché di colpi di mercato, centrati o falliti, non si muore, ma possono fare restare male. La prima puntata di Trapani Shark, che ormai si è presa la scena dopo la rinuncia alla serie A2 della Pallacanestro Trapani che lascia la categoria a 27 squadre per il secondo anno di fila, ha fatto rimanere male il presidente della Blu Basket Treviglio, Stefano Mascio, che si è appena visto sottrarre la guardia-ala piccola Pierpaolo Marini mentre era ancora sotto contratto.

Mascio ha deciso di non trattenere controvoglia il giocatore, ma ha stigmatizzato l’affare a mezzo comunicato stampa: <Tengo a chiarire che il presidente Antonini (Valerio di nome, titolare della Sport Invest che dopo il Trapani calcio dice di avere acquisito dalla Stella Azzurra Roma il diritto all’A2 come Trapani Shark e di avere perfezionato l’iscrizione avendo avuto dal Comune la disponibilità del palasport Ilio, ndr) ha portato avanti una trattativa con il giocatore quando era sotto contratto con la Blu Basket. Noi siamo venuti a conoscenza di questa situazione in maniera tardiva ed è stato annunciato un nostro giocatore in modo prematuro, senza concordare in alcun modo i tempi, addirittura prima ancora che le questioni burocratiche venissero concluse. Stupisce che un imprenditore di questo livello ritenga di agire in questo modo, in maniera scoordinata. Il giocatore rimane tuttora sotto contratto con la Blu Basket>.

Fine della prima puntata, ma nel weekend va in scena la seconda. A farne le spese, stavolta, è Trapani Shark o, meglio, Antonini (in foto di copertina) che in piena fregola da mercato si lascia andare sabato 8 luglio in conferenza stampa. Sottratto Marini a Treviglio, che però attende il by out per liberarlo, e preso pure Pulazzi annuncia le conferme di Renzi, Mollura e soprattutto Gabriele Romeo. Soprattutto perché domenica 9 luglio Latina, altro club di A2, annuncia il ritorno alla Benacquista proprio di Romeo dopo un triennio, speso per un’annata all’Eurobasket Roma e per due alla Pallacanestro Trapani. Per soprammercato delle ventilate trattative con Cinciarini, Uglietti e Filippo Baldi Rossi, per quest’ultimo Cantù chiude la porta annunciandone la permanenza anche per il 2023-2024.

Ora, lungi da noi insinuare che anche a Trapani si risolverà tutto in una bolla estiva, ma questo superattivismo ci ha fatto tornare alla mente la calda settimana a cavallo di ferragosto vissuta nel 2001 alla Viola Reggio Calabria. Per la precisione dal 14 al 21 agosto quando tal Mimmo Barbaro prese in mezzo Sandro Santoro, per un decennio bandiera reggina che aveva appena appeso le scarpe al chiodo, e Carlo Recalcati, coach del momento con due scudetti e una finale in tre anni e con Reggio nel cuore per il quinquennio da giocatore a inizio anni Novanta in riva allo Stretto. Il Charlie nazionale, ancora oggi, risolse addirittura l’ultimo anno di contratto con la Fortitudo Bologna. Più accorto fu Carlton Myers che pretese la firma di Carlo Casile, rappresentante della vecchia proprietà Versace, sul contratto proposto a lui e che alla fine stracciò solo in cambio di un “cip” da 300 milioni di vecchie lire.

Barbaro pretendeva di accasare Arvidas Sabonis, il lituano ribattezzato il “principe del Baltico” nei 7 anni di Nba a Portland tra il 1995 e il 2001 e poi nel 2002-2003. Mimmo rilanciava a ogni conferenza stampa quotidiana nei suoi sette giorni di fuoco a Reggio. Diceva di avere acquistato la Volley Capo Sud femminile e di avere firmato Maurizia Cacciatori, smentito. Arrivava ad adombrare la creazione di una polisportiva, con la Reggina calcio ciliegina sulla torta. Il 22 agosto i familiari ritirarono “Mimmetto” dal mercato per eccesso di stress e Casile nulla firmò più, così sul tavolo restò solo il “cip” per Myers perché in realtà la proprietà non era mai passata di mano dai Versace.

Ora Antonini tenga alto il suo buon nome di battesimo, perché “Valerietto” ci suonerebbe proprio male per fatto personale. Soprattutto tenga alto il buon nome della pallacanestro a Trapani, già alle prese con una dolorosa rinuncia. E, ancor di più, di tutto un movimento cestistico che fatica a reggere il passo in Italia.

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