Con la doccia fredda
il professionismo abbraccia
il dilettantismo

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È notizia di poco fa che una squadra di Serie A è stata “ammonita” dal giudice sportivo per “mancanza di acqua calda negli spogliatoi degli arbitri e degli atleti della squadra ospite”.
La squadra in questione è Scafati e quella che ha fatto la doccia fredda è Verona.
A differenza di tutti, noi crediamo che non debba essere accolta con sdegno o derisione una notizia del genere nel basket professionistico, anzi.
Ci sembra una notizia assolutamente positiva.
È il professionismo che abbraccia il dilettantismo.
È il profumo di UISP che inebria i palasport più celebri nei quali a scendere in campo è gente addirittura pagata per giocare anzichè gente che paga per giocare.
È un assist meraviglioso al basket di provincia, quello più vero ed autentico, quello fatto di custodi che spengono lo scaldabagno delle squadre ospiti quando si permettono di venire a vincere a casa loro.
Quello dei mercoledì sera a 60 km da casa, dopo 11 ore al tornio, conclusi con una sconfitta e delle frustate di acqua gelata che colpiscono i corpi sudati dei giocatori, perfette per temprare i caratteri ma anche per scoprire nuove originali associazioni tra animali e divinità religiose.
Speriamo che questo episodio capitato a Scafati sia solo l’inizio, e che anche altre squadre possano prendere esempio.
Una Serie A col linoleum al posto del parquet, con i campi scolastici senza tiro da tre punti negli angoli, con i vice allenatori che nell’ultimo quarto hanno come unica responsabilità tecnica quella di trovare una pizzeria aperta in zona, e con giocatori che non scendono in campo perchè si son dimenticati il documento a casa, sarebbe una Serie A certamente migliore e più divertente.

E soprattutto più vicina alla gente.

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