Basket Perteole
una favola che dura
da cinquant’anni

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Il collega giornalista, e amico, Nicola Cossar ci ha ripetutamente invitati tramite la chat di Vale Tal Gei. Ci aveva promesso di scrivere qualcosa per il blog prima della cerimonia dei cinquant’anni di fondazione dell’Associazione basket Perteole. Non è stato di parola, ma si è fatto perdonare consegnandoci il manoscritto del suo intervento, in qualità di uno dei fondatori, attorno a cui si è sviluppata oggi una bella domenica mattina comunitaria nella palestra comunale della frazione di Ruda. Aperta dal presidente dell’Abp, Nigle Zanella, seguito dal memoriale di Cossar, ha registrato anche gl’interventi del sindaco di Ruda, Franco Lenarduzzi ex cestista, del professor Flavio Pressacco già coach, del vicepresidente della Fip Fvg, Giuseppe Monorchio, del presidente del Coni Fvg, Giorgio Brandolin e di un accorato segretario e factotum dell’Abp, Maurizio Politti.

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MEMORIE ABP

di Nicola Cossar

Può un sogno durare 50 anni? Può una favola essere vera? Sì, accade. A Perteole è accaduto. E noi siamo qui oggi, con orgoglio ed emozione, a raccontarla e a raccontarcela ancora una volta: nel segno dello sport, della giovinezza di ogni tempo e di una piccola comunità di 700 abitanti che di questo sogno e di questa favola, di questo piccolo miracolo sotto canestro è artefice orgogliosa e instancabile.

Cossar, a sinistra, e Travaglia papà Abp

Tutte le favole cominciano con un “c’era una volta”, anche questa. E allora c’era una volta un paese in cui i giovani non avevano un loro spazio, un paese senza associazioni sportive: dovevano accontentarsi di seguire lo sport alla tv in bianco e nero dei bar. Calcio? Certamente. Ma non solo: il sabato pomeriggio Telecapodistria mandava in onda le partite di basket del campionato jugoslavo. Fu la scintilla che accese me e Maurizio Travaglia, in un certo senso i papà di questa meravigliosa ABP. Cominciammo a parlare di pallacanestro con gli amici. Io andavo alle medie a Gorizia, dove nessuno menzionava il calcio, ma solo il basket: i miei primi professori/allenatori, Valdi Medeot e Aldo Rosa, i compagni di classe. E proprio loro mi dissero: ma non lo sai che da Perteole sono arrivati a Gorizia due giocatori di serie A e anche nazionali juniores? Titta Ponton e Alfredo Poloniato. Non lo sapevo, confesso. Era la seconda metà degli anni Sessanta: pochi avevano un televisore, i computer, internet e i telefonini viaggiavano soltanto nel mondo della fantascienza. Cominciammo a leggere I giganti del basket e poi il Superbasket di Aldo Giordani. Osammo – viste le scarse disponibilità finanziarie – andare a vedere qualche partita, alla Ginnastica e anche a Udine. Ci bastava? Certo che no: noi volevamo giocare. Dove? Nel cortile di casa mia: inchiodammo alcune assi di legno e ci attaccammo un cerchione di bicicletta della vicina officina di mio zio (poi Ruggero Toso con la saldatrice ci fece un canestro quasi regolamentare), tirammo fuori un pallone da calcio di plastica (costava 500 lire) e cominciammo. Una novità che richiamò subito altri amici, che magari non hanno mai indossato la maglia dell’Abp (come Otello Paviz, cecchino infallibile, che salutiamo con affetto), ma che erano contenti di stare insieme. Eravamo amici, eravamo una piccola comunità del basket. I cortili aumentarono, la passione anche.

La passione va incanalata e così ci mettemmo in cerca di un campo vero. Non c’era, però il cortile della canonica si prestava al nostro nuovo sogno. Così, assieme a don Giacomo Gregori, andammo a Mortesins, alle fornaci RDB, il cui direttore Gazzola ci regalò i sacchi di cemento necessari per il campo, poi realizzato da tanti amici perteolesi. Andava inaugurato e Maurizio, grazie al dottor Fabiano Pinat, amico di Nino Cescutti, combinò un incontro amichevole con gli allievi della Snaidero. Quei ragazzi venivano da gare di livello nazionale (spesso vinte), noi invece – allenati agli esordi dall’amico cervignanese Massimo Ferreri – tentavamo di giocare a pallacanestro. Bontà loro, non sfigurammo con i “maestri” udinesi, arrendendoci con un onorevole 35 a 53. Era il 1971, credo, non ricordo bene. Ricordo bene, invece, i celebri minacciosi scalini in quel campo non regolamentare che fecero parlare di noi in tutto il Friuli.

Ora l’orizzonte si faceva un po’ più nitido ed era tempo che i nostri sogni diventassero realtà. Serviva un altro piccolo miracolo: iscriversi a un campionato federale. L’uomo che lo rese possibile e senza il quale oggi nessun di noi sarebbe qui era Angelo Bonetig, primo amatissimo presidente e poi, passato il testimone ad un altro dei nostri “eroi”, il professor Silvio Verzegnassi, divenne il perno organizzativo di tante stagioni.

L’Associazione basket Perteole nasce nell’aprile del 1972. “Angilìn” guida il primo direttivo, il vice è Livio Politti, il segretario e dirigente responsabile Walter Boldrini, i consiglieri sono Silvio Delazzaro, Maurizio Travaglia, Nicola Cossar, Ugo Pinat e Franco Baselli. Chiedemmo al Comune (che ci è sempre stato accanto) e al Provveditorato degli studi l’uso della palestra delle medie di Ruda e la risposta fu positiva: avevamo la nostra “sede”, anche se dovevamo pagare il bidello ogni volta che apriva le porte. L’anno successivo, dopo il saluto del mai dimenticato Massimo, portato altrove da impegni di lavoro, e dopo alcuni tornei di prova, ci iscrivemmo – grazie anche al sostegno del circolo sociale Paola Damiani – al campionato di Prima divisione: la prima palla a due nella palestra di Turriaco contro il Begliano e abbiamo anche un nuovo allenatore, perché in panchina, quasi a chiudere un cerchio, siede il perteolese (della Fredda) Alfredo Poloniato. E intanto da Gorizia sono arrivati i rinforzi: Dani Paviz, Qualli, Martellani e Sacchi. Sconfitta onorevole, chiudiamo il campionato con due vittorie e un impegno. L’impegno era – e lo è ancora oggi – quello della semina: insegnare il basket ai bambini e così garantire un futuro alla società. Arrivarono Sandro Giusti (cui va fatto un monumento), Pecorari, Vittor e Ross; poi, nel 1974, ci aggiungemmo io e Silvio Delazzaro (un travolgente e generoso fac-totum), freschi del diploma di maestri (proprio così) di minibasket dopo il corso tenuto al Carnera dall’indimenticabile istruttore federale nazionale Gianfranco Casalinuovo. E fummo fra le prime società della regione a credere e a investire nel minibasket.

Mettiamo insieme anche la squadra Speranze (in panchina Raimondo Vecchi), poi, negli anni, ecco scendere in campo Propaganda, Ragazzi, Allievi, Cadetti, Juniores e Under, mentre la prima squadra arriverà – è storia recente – fino alla serie C.

La semina ha dunque portato buoni frutti, con tanti giovani impegnati nello sport in un ambiente sano e sempre autosufficiente, non senza sacrifici, come per i trasporti, per l’acquisto di vestiario, materiale e attrezzature (Dodosport ci faceva sempre generosamente credito, il compaesano Eddy Colossetti ci regalò tute e borse). Giocatori che si affermano (come il minibasket campione regionale con Silvio Delazzaro in panchina), altri che salgono su palcoscenici più prestigiosi: Tuniz, Politti, Toso, Urban, Turello, fino a Daniel Tonetti, che è arrivato in altissimo. I rapporti di collaborazione con le società vicine sono più che buoni. Terzo (grazie a Piero Tesini), Aquileia, Abc Cervignano (amici/rivali di sempre), Aiello, Robur Palmanova e prima di tutte, in ordine di tempo, la Libertas Sagrado: ci sono stati preziosi i consigli di Claudio Fabbro e Franco Bernabè.

Non solo Ruda. A Perteole il Comune accanto alle scuole elementari di allora realizzò il campo di calcio (e qui sarebbe nata un’altra bella realtà sportiva) e una piattaforma regolamentare per il basket, ma mancavano gli spogliatoi: quindi ancora niente gare di campionato in casa. L’avverarsi del sogno era però soltanto rimandato: la costruzione della palestra al servizio delle scuole, nel frattempo divenute medie, fu un grande dono per il paese e per l’Abp. E qui, dove siamo adesso, stagione dopo stagione, con atleti fedelissimi (Gianni Marcuzzi), presidenti fedelissimi (Danilo Tonetti), allenatori fedelissimi (Sandro Baggio accanto a Giusti) e dirigenti e collaboratori che, spesso autotassandosi, hanno fatto i salti mortali per aiutare, tagliamo il traguardo del mezzo secolo di pallacanestro a Perteole.

Il lavoro svolto da istruttori ed allenatori in tutti questi anni nel minibasket e nel settore giovanile ha sempre dato buoni frutti, con ottimi piazzamenti nelle classifiche regionali; alcune squadre particolarmente competitive hanno portato alla conquista di titoli provinciali e regionali in diverse categorie. Abbiamo sempre avuto una squadra senior, passata dalla Prima Divisione alla Promozione e poi alla serie D regionale, categoria mantenuta per molti anni alcuni dei quali particolarmente positivi fino a sfiorare la promozione in serie C; questa, sfuggita per un punto sul campo, si è poi potuta ottenere grazie ad un ripescaggio quale miglior seconda. Raggiungere mete a volte insperate rappresenta certo una grande soddisfazione per il lavoro svolto, ma è sempre necessario avere la consapevolezza delle proprie reali possibilità, in particolare economiche. Nella squadra senior, anche per scelta etica, desideriamo dare spazio prima di tutto ai ragazzi cresciuti nel nostro settore giovanile. E due annate senior (1987-’88 e 1988-’89), inoltre, hanno visto anche la partecipazione di Perteole ai campionati regionali UISP, in cui abbiamo raggiunto due finali Nord Italia consecutive, in entrambi i casi piazzandoci al secondo posto: una disputata a Salò, in provincia di Brescia, e una organizzata proprio a casa nostra.

Se questi sono i traguardi raggiunti, per la nostra associazione resta prioritario quanto scritto a lettere maiuscole nello statuto: COLTIVARE E PROPAGANDARE LA PALLACANESTRO, offrire ai ragazzi ed alle ragazze che vi partecipano la possibilità di praticare questo sport, insegnandolo nel miglior modo possibile grazie a tecnici competenti ed appassionati. Fare della palestra un luogo di divertimento e amicizia, ma anche di impegno, di rispetto delle regole e di educazione per chiunque, un’occasione per socializzare, per crescere, e magari anche per sognare!

Ecco quel verbo che ritorna! Così, come nelle favole, il sogno di due ragazzi in un cortile è diventato il sogno di tanti altri ragazzi, anno dopo anno. A loro oggi dico: sognate ancora e non dimenticate mai di dire “ciao” alzando lo sguardo a quella targa fuori dalla palestra. Senza “Angilìn” e senza il “professôr”, non avremmo il nostro piccolo grande miracolo sotto canestro.

(Nella foto di copertina, il presidente Nigle Zanella taglia la torta dei 50 anni Abp con la moglie Emmanuela)