Dieci delle dodici azzurre che venerdì sera scenderanno in campo alla Max-Schmeling-Halle di Berlino per Italia-Cechia, la nostra prima partita in un Mondiale dal 1994, c’erano a Bologna, al Pireo e a San Juan. Sono state presenza costante nelle tre tappe che ci hanno portato in Germania. L’undicesima è Matilde Villa, che con la Fiba Women’s World Cup rientra in azzurro dopo che l’infortunio nell’avvicinamento a EuroBasket 2025 aveva messo in pausa la sua parabola con l’Italbasket. Mati a Bologna c’era, in prima fila a tifare per le sue compagne di squadra, e con questo torneo riprende quel discorso partito il 14 novembre 2021 al palaCattani di Faenza, quando divenne una delle più giovani a esordire con la Nazionale maggiore.
Poi c’è una novità assoluta, al primo torneo con la Nazionale senior dopo avere già vestito l’azzurro a livello giovanile, anche in un Mondiale Under 19. La storia cestistica di Vittoria Blasigh, nata il 7 aprile 2004 a Latisana (piccolo comune vicino a Udine), nasce sì dalle sue terre natie, ma si sviluppa per lo più lontano da casa, tra la Spagna e gli Stati Uniti. È la storia di un rapporto, quello con la pallacanestro, che non era scontato nascesse, ma che, una volta sbocciato, è stato come un amore a prima vista. <Mia madre giocava, ma io da bambina facevo danza classica: lei non mi ha mai spinto o forzato a scegliere il basket – ci ha raccontato durante la preparazione al Mondiale -. Un giorno ho preso la palla in mano e ho iniziato a palleggiare, poi a tirare in campo tra il primo e secondo tempo delle gare. Dal primo giorno che ho messo piede in palestra, che ho iniziato a giocare, non ne sono più uscita: mi è subito piaciuto tantissimo>.

A Udine gli inizi, tra le fila della Libertas Basket School, preludio alla prima esperienza lontano da casa: <Ho fatto il secondo anno delle superiori a Roma, poi mi sono fatta male a una spalla e dopo la riabilitazione ho continuato con il liceo a Udine prima di volare per il quinto anno a Gran Canaria>. Le Canarie, il primo grande passo di un viaggio lontano da casa: <I miei genitori hanno sempre avuto l’idea di mandarmi al college negli Stati Uniti, mentre io la vedevo come una cosa che non faceva per me, qualcosa di troppo distante. Per sfidare me stessa ho voluto provare a fare prima un anno all’estero, in un posto dove potevo crescere. Gran Canaria è stata questo: mi hanno dato minuti e fiducia, una realtà da cui ripartire per tornare in Italia o andare in Ncaa>.
<Lì vivevo con Petra Holešínská, che giocherà il Mondiale con la Cechia – continua Vittoria -. Eravamo sempre insieme. Lei veniva da tanti anni tra Illinois e North Carolina ed è stata lei che mi ha convinto a scegliere il college come esperienza formativa che ti fa crescere molto. L’anno in Spagna è stato il primo fuori di casa: mi sono dovuta adattare non soltanto come livello di basket, ma anche nella vita di tutti i giorni con persone che non parlavano la mia lingua, di culture diverse. Mi ha aiutato tantissimo a sentirmi pronta, perché uscire dalla comfort zone e anche soltanto andare via dall’Italia è qualcosa che ti fa crescere>.

Le prime esperienze estere viaggiavano di pari passo con le estati azzurre, nelle nazionali giovanili. <La maglia dell’Italia è sempre stata il mio sogno – dice Vittoria – e quando la indossi capisci che giochi per qualcosa di più. Secondo me anche l’essere andata in Spagna mi ha dato quel passo in più, che mi ha permesso di dire che sono migliorata e posso dire la mia. Ho acquisito fiducia anche perché all’estero mi trattavano da straniera, pur essendo giovane. In azzurro mi iniziavo a sentire a casa, ma con più fiducia e responsabilità. In una Nazionale il gruppo può sembrare lo stesso, ma ci sono sempre giocatrici nuove e magari da un anno all’altro cambia il sistema di gioco. Arrivi da un anno dove, con il club, sei abituata a fare certe cose e in Nazionale possono chiedertene altre. L’adattamento diventa quindi fondamentale, perché il ruolo che hai con l’Italia è sempre diverso da quello che hai con il tuo club. È fondamentale lavorare dando tutto ogni giorno, cercando di rimanere sempre positivi e di sviluppare una mentalità che ti aiuti>.
Dopo Gran Canaria e, per certi versi, il primo approccio con l’Oceano Atlantico, il volo oltreoceano. Gli Stati Uniti, il college, la Ncaa. <L’America è stata la decisione più importante della mia vita – ricorda oggi Vittoria. Oggi sono contentissima, ma all’inizio – soprattutto il primo mese del primo anno – è stata davvero dura. A livello formativo ed educativo, oltre a giocare a un livello alto, è molto importante il fatto che puoi prendere una laurea perché il basket non è per tutta la vita, per avere qualcosa dietro. Lì innanzitutto lavorano tantissimo, in maniera assoluta, a livello fisico. È stato qualcosa a cui ho dovuto adattarmi, perché né in Italia né in Spagna avevo ricevuto quella spinta che danno loro sul fisico. Hanno una mentalità ‘go, go, go’ e anche se non arrivi dove vogliono loro ti fanno comunque arrivare al meglio. Questo mi ha aiutato tantissimo a livello mentale: se prima ero un po’ più debole e dopo due tiri sbagliati non tiravo più, oggi mi sento decisamente più forte e matura mentalmente>.

<Il lavoro è parecchio, la giornata tipo è impegnativa tra classi, lezioni e allenamenti, ci sono sacrifici da fare. Ma ricevi tanto>. L’America di Vittoria Blasigh non è stata ‘lineare’, in continuità con un periodo storico dove – rispetto a un passato neanche troppo lontano – gli atleti Ncaa tendono a cambiare squadra nel corso del loro periodo collegiale. <Con il transfer portal sei tu a fare la scelta per te, sei tu a parlare con gli staff per capire quale sia il posto giusto. Non puoi chiaramente essere sicura al 100%, devi anche andare a sensazione. Per fortuna nel primo anno a USF avevo tante compagne di squadra straniere e questa cosa mi ha aiutato tantissimo. Non ero a casa mia, ma le culture erano europee e partivamo tutte sullo stesso piano. La conference era una mid major, poi ho sfidato me stessa andando a Miami, per salire di livello>.
Dalla ribalta internazionale alle estati in azzurro: <Dopo quelle esperienze vivere la Nazionale è sicuramente diverso. Sento di arrivarci con una maturità diversa, non soltanto come giocatrice, ma anche come persona, perché in questi anni ho conosciuto diversi modi di giocare e ho dovuto adattarmi a diversi stili di gioco>. Maturità ed esperienze portate al servizio di un primo assaggio di Nazionale maggiore, una volta messe alle spalle le categorie giovanili: il Green Team.
<Far parte di una nazionale sperimentale significa portare quello che ho imparato fuori dall’Italia, ma anche rimettermi in gioco e confrontarmi con altre giocatrici per adattarmi a idee nuove – dice Vittoria -. Penso che un contesto come il Green Team ti dia ancora di più quella fame: esserci è già importante, ma sai che puoi fare un altro step per arrivare alla Nazionale maggiore ed è una sensazione che ho vissuto tanto anche nei miei tre anni di college. In ogni stagione ho cercato di mettermi alla prova, di arrivare sempre a livelli più alti: penso che sia la stessa cosa. Sei felice per l’opportunità, ma vuoi sempre qualcosa di più e personalmente questa fame la sento tanto, perché l’obiettivo è quello di continuare a crescere per arrivare al livello più alto possibile, circondata da giocatrici forti che vogliono dimostrare ti spinge a dare qualcosa di più ogni giorno>.
Esperienze propedeutiche alla prima estate con la Nazionale senior, un’estate partita il 4 agosto a Roma che avrà come tappa conclusiva e clou del viaggio Berlino, per il Mondiale. Vittoria Blasigh è l’unica esordiente assoluta tra le dodici azzurre del roster iridato: <Per me significa davvero tanto entrare in un gruppo che viene da una medaglia importante – dice -. È orgoglio e motivazione allo stesso tempo. Fare parte di una squadra che ha fatto qualcosa di speciale ti fa venire voglia di lavorare ancora di più, per dimostrare di stare a quel livello. Voglio vivere questa opportunità dando tutto quello che ho, aiutando le giocatrici più esperte e facendomi trovare pronta ogni giorno.
Un Mondiale è qualcosa di speciale: ho avuto la fortuna di viverlo con l’Under 19, è un’esperienza che ti rimane dentro per sempre perché hai la possibilità di rappresentare il tuo Paese contro le migliori giocatrici al mondo. Rispetto all’Under 19 lo vivrò con una consapevolezza sicuramente diversa; sono cresciuta, ho fatto tante esperienze tra Spagna e America e so meglio cosa significhi arrivare a un livello più alto. Un Mondiale è il risultato di tanto lavoro e sacrifici, ma anche uno dei momenti più belli che puoi vivere più azzurro, viverlo è davvero un sogno per me>.
Sono i giorni dell’avvicinamento, della vigilia. Venerdì c’è la Cechia, domenica gli Stati Uniti e lunedì la Cina. Saremo seguiti sugli spalti da tantissimi tifosi italiani, che non mancheranno di portare quell’affetto già avvertito tra Bologna, Atene e pure Trento nell’unica amichevole che abbiamo giocato in Italia, in avvicinamento al debutto iridato. <È una responsabilità enorme, prima che una motivazione, il fatto che quando indossi la maglia della Nazionale ricevi tutto questo affetto – dice Vittoria – perché non rappresenti solo te stessa, ma tutto il Paese. Sentire l’amore dei tifosi ancora prima di avere dimostrato ti fa capire quanto le persone ci tengono alla Nazionale: ti dà una spinta incredibile e allo stesso tempo ti fa sentire la responsabilità di dare il massimo per rappresentare quella maglia al meglio, al di là del risultato. Credo che la responsabilità non debba diventare pressione, ma energia: rappresenti qualcosa molto più grande di te ed è una delle cose più belle che può vivere un’atleta>.

La testa va a quella che sarà la quotidianità della partita, al primo inno. Ma a chi andrà il pensiero in quei momenti? <Prima di tutto alla mia famiglia, ai sacrifici che ha fatto per permettermi di arrivare fino a qui – confessa Vittoria -. Poi penserei al percorso che ho fatto, a quando ho iniziato e alle esperienze bellissime come ai momenti difficili. Penso che durante un inno ti passino davanti tante immagini in pochi secondi. E poi guarderei la maglia: è un momento in cui provi emozione e gratitudine, ma dopo l’ultima nota finisce lì e inizia la voglia di dare tutto>. Un sogno Mondiale da vivere prima di un futuro tutto da costruire: <Ho tanti sogni e ambizioni, cerco sempre di migliorarmi e credo che tutte le esperienze che ho fatto finora facciano capire quanto voglio provare a migliorarmi, ad arrivare al più alto livello possibile>.
<Sogno di costruirmi una carriera importante ad alto livello, per far parte della Nazionale e giocare anche in Eurolega – conclude Vittoria -. Vorrei guadagnarmi il mio spazio per dimostrare che posso stare a questo livello. Se immagino come vorrei essere ricordata non penso solo alle gare vinte o ai punti segnati, ma all’essere una giocatrice che ha sempre dato tutto, ha lavorato tanto, è stata una buona compagna di squadra: una persona su cui puoi contare dentro e fuori dal campo. Alla fine i risultati sono importantissimi e voglio vincere il più possibile, ma credo che quello che lasci alle persone con cui condividi il percorso abbia un valore enorme e vorrei arrivare in alto senza perdere il modo in cui sono arrivata fino a qui>.
Ennio Terrasi Borghesan
Fonte: fip.it