Italbasket, Datome dopo gli Europei giovanili: «Una medaglia, ma i risultati non sono l’unico obiettivo»
Archiviata l’attività estiva delle selezioni giovanili, l’attenzione adesso si sposta sulla Nazionale maggiore, che è attesa dalle due importanti partite di qualificazione alla Coppa del Mondo. «Adesso ci concentriamo sulle due partite di qualificazione al Mondiale il 28 agosto in Bosnia e il 31 a Pesaro contro la Serbia. Da ottobre riprenderemo il lavoro sul territorio con l’Academy e Ogni Regione Conta».
Il progetto federale continuerà quindi nei prossimi mesi con l’obiettivo di allargare ulteriormente la base e creare un percorso condiviso in tutta Italia. Datome ha concluso: «Toccheremo nuovamente tutte le regioni d’Italia coinvolgendo giocatori, allenatori, preparatori e arbitri, per proseguire il lavoro iniziato e continuare a costruire le Nazionali del futuro. Forza Azzurri sempre!».
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Degli azzurri della generazione Nba – Andrea Bargnani, Marco Belinelli e Danilo Gallinari gli altri -, Gigi Datome l’abbiamo sempre preferito per l’attaccamento dimostrato in carriera ai colori della maglia azzurra sul parquet. Questa sua uscita da coordinatore delle squadre nazionali del settore maschile ci suona, però, un po’ intempestiva e scoordinata, anche se per certi versi ci è familiare.
Ci suona intempestiva perché l’estate azzurra delle competizioni Fiba per nazionali giovanili non è ancora finita. D’accordo che avrà parlato degli azzurrini che gli competono, lasciando la parola sulle azzurrine al suo omologo Roberto Brunamonti, ma le sue dichiarazioni sono uscite proprio nel giorno in cui l’Italia Under 16 femminile ha ottenuto il suo primo successo nell’Europeo di competenza e martedì giocherà l’ottavo di finale contro la Francia imbattuta. Ci pare poco cavalleresco ignorarla e dichiarare chiusi i giochi, sia pure – sottinteso – in versione maschile.
Ci pare poi scoordinata nel merito rispetto all’uscita del suo sodale Marco Sodini, con cui va dato atto che Datome batte palmo a palmo l’Italia con i progetti Academy e Ogni Regione Conta, all’indomani della Euro-medaglia d’argento – l’unica finora questa estate – conquistata dal tecnico alla guida dell’Italia U18 perdendo in finale contro la Slovenia. Sodini, forte di questo altro podio dopo il bronzo la stagione precedente, ha fatto notare: «Siamo attualmente la seconda nazione in Europa e la terza al mondo per risultati sportivi delle nostre nazionali giovanili maschili, ma siamo ultimi tra gli asset Fiba per utilizzo di giocatori Under 21 in campionati professionistici al mondo».
E lasciamo stare, per carità di Patria, che di mezzo ci si è messo anche il ct in carica Luca Banchi il quale, da quel che vede, non ritiene necessari obblighi di presenze in campo per valorizzare l’impiego di giocatori indigeni. Questo ci sa di campagna elettorale permanente, come da peggiori tradizioni in Italia, tra maggioranza e opposizione: vedi la recente sortita del grande vecchio Dan Peterson che, a proposito di riforma tardiva del basket nostrano, auspica almeno due italiani sul parquet. Mentre l’ultimo ct azzurro quasi olimpico Carlo Recalcati ricorda che sono sul tavolo da 17 anni anni le sue proposte premianti per incentivare l’utilizzo di giocatori indigeni.
Tornando ai due sodali, per Sodini i risultati delle nazionali giovanili contano per rivendicare maggiore impiego di U21 tra i professionisti. Invece, per Datome: «Una medaglia, ma i risultati non sono l’unico obiettivo. Vogliamo creare un’identità, una cultura secondo cui la Nazionale possa essere riconoscibile a prescindere dalla categoria». I due si parlino tra un Academy e un Ogni Regione Conta e l’altro.
Scherzi a parte, questa idea secondo cui i risultati non sono l’unico obiettivo ci suona invece abbastanza familiare. Rieccheggia in Fvg da circa un lustro, da quando è stato abolito il torneo delle Province, per disomogenietà quantitative e qualitative fra le stesse secondo l’Rtt Alessandro Guidi, ed è stato sostituito dal memorial Patelli per formazioni anonime e rimescolate tra i convocati e le convocate, quando se ne viene a conoscenza. Ebbene, mentre sta passando l’ineluttabilità dei trasferimenti di sede che rifanno il volto del basket italiano in barba al sistema del titolo sportivo, non vorremmo che passasse pure il concetto che non conta pure il risultato sul campo. Anche perché identità e cultura di una Nazionale riconoscibile a prescindere dalla categoria crediamo necessiti anche del conforto dei risultati sul parquet. Oppure del Minculpop?!