Riforma Fip, Lba e Lnp
pure Mondo a spicchi contro
altro dibattito “epocale”

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LA SERIE B NON È LA G LEAGUE DI NESSUNO
Il tavolo c’è, è ufficiale: il 23 luglio FIP, Legabasket e Lega Nazionale Pallacanestro hanno annunciato l’apertura di un confronto tecnico per ridisegnare il sistema del basket italiano. Due giorni dopo, La Prealpina ha messo sul tavolo i primi contenuti concreti. E le prime cifre bastano già a capire dove si vuole andare a parare.
Il piano avrebbe un orizzonte di tre anni e colpirebbe soprattutto ciò che sta sotto la Serie A. La massima serie è quella che se la cava con il minimo sindacale: resta a 16 squadre con due retrocessioni, cambia solo l’asticella sugli impianti, che dovranno salire da 3.500 a 4.500 posti. La vera scossa riguarda l’A2, che potrebbe tornare professionistica come ai tempi della Legadue, prima della riforma del 2013: stessi format, 20 squadre, due promozioni e due retrocessioni, ma palazzetti da almeno 3.500 posti al posto dei 2.000 attuali.
E poi c’è la Serie B. Qui la riforma non si limita a stringere qualche parametro: cambia proprio natura del campionato. L’idea è ribattezzarlo Serie A Dilettanti e trasformarlo in un campionato di sviluppo, esplicitamente sul modello del rapporto tra NBA e G League, con l’obbligo di schierare a referto almeno cinque Under 23, di cui solo due eleggibili per la Nazionale.
Fermiamoci un attimo su questo paragone, perché è quello che non torna fin dall’inizio. Le squadre di G League sono affiliate, spesso di proprietà diretta delle franchigie NBA: esistono per formare giocatori, non per vincere un campionato proprio. Le società di Serie B italiane sono un’altra cosa. Sono club indipendenti, radicati in una città, tenuti in piedi da imprenditori, sponsor e tifosi che ogni anno mettono soldi veri per competere e, se possibile, salire di categoria. Non per fare da vivaio gratuito a chi sta più in alto nella piramide.
Il punto più delicato, a oggi, resta quello che le fonti più recenti non hanno ancora confermato nei dettagli: se la promozione in A2 continuerà a essere conquistata sul campo o se, come circolava nelle prime indiscrezioni sulla riforma, verrà legata anche a wild card, requisiti economici e infrastrutturali. Se fosse così, una squadra potrebbe vincere il campionato e sentirsi dire che non è abbastanza attrezzata per salire, mentre un’altra potrebbe passare avanti perché ha il palazzetto giusto o l’investitore giusto alle spalle. E questo non sarebbe più un campionato: sarebbe un provino collettivo con la palla a due come formalità.
Anche l’obbligo dei cinque Under 23 merita uno sguardo onesto. Metterli a referto non equivale a farli crescere. Un ragazzo può essere convocato per un’intera stagione e non toccare mai il campo nei minuti che contano. E se di quei cinque solo due saranno eleggibili per l’Italia, diventa difficile presentare l’operazione come pensata prima di tutto per la Nazionale: sembra più uno strumento per etichettare come “sviluppo” un campionato a cui si vuole togliere peso sportivo.
Restano poi le domande di sempre, quelle che nessuno ha ancora sciolto. Se la promozione non fosse più garantita dal campo, cosa varrebbe una regular season, un play-off, gli investimenti fatti dalle società anno dopo anno? Cosa dovrebbe dire un club ai propri sponsor: “sostenerci ha senso, anche se vincere potrebbe non bastare”? E ridurre il numero delle squadre – un’ipotesi che circolava nelle prime bozze – significa solo tagliare fuori chi oggi un posto ce l’ha, senza che questo renda il sistema più sano.
Un campionato si costruisce con risorse distribuite, ricavi centralizzati, contributi alle trasferte, controlli seri, tutela dei settori giovanili, programmazione pluriennale. Non con un nome più elegante appiccicato a una categoria a cui si toglie il sogno, l’ambizione.
Il basket italiano ha bisogno di una riforma vera, nessuno lo mette in discussione: lo dice la stessa apertura del tavolo tecnico, che segue mesi di interlocuzioni informali. Ma una riforma seria non protegge chi sta sopra lasciando che chi sta sotto paghi il conto. Non si può chiedere alle società di Serie B di investire, riempire i palazzetti, coinvolgere il territorio, per poi spiegare loro che il risultato sul campo, alla fine, potrebbe non bastare.
La Serie B non è la G League di nessuno. È un campionato nazionale, con società vere, tifoserie vere e ambizioni legittime. Il tavolo tecnico è appena partito e i dettagli definitivi non sono ancora scritti: è il momento in cui questo va detto chiaramente, prima che diventi un fatto compiuto. Perché se la riforma dovesse davvero archiviare la promozione conquistata sul parquet, non sarebbe modernizzazione. Sarebbe la cancellazione del merito sportivo e noi non potremo MAI essere d’accordo.
Vogliono distruggere il basket come sport per trasformarlo solo e soltanto in un business. È una riforma folle, partorita da menti in malafede che deve essere fermata in ogni modo. La B Nazionale è un campionato di altissimo livello (basta dare un’occhiata al girone B di quest’anno) nel quale militano piazze storiche con fior di tifoserie. Molte società spendono un sacco di soldi per mettere su squadre che potrebbero già dire la loro in A2 e alcune addirittura in A1. Prendete per esempio la PL Livorno, cosa rischierebbe una società del genere? Di stravincere e di non andare in A2 per una delle clausole che avete puntualmente citato. Una follia. Il colpo di grazia al basket italiano in nome dei soldi. Solo soldi, di questo interessa a quella cricca. Una vergogna. Titoli sportivi comprati, squadre che seguono il modello delle franchigie americane e che se ne vanno dalle città per trasferirsi in altre piazze, lasciando così solo macerie. Sarebbero danni incalcolabili alle città italiane, allo sport, ai vivai, ai minibasket. Petrucci & Co. vanno fermati
Abbiate pazienza, che cosa vi aspettate da chi ha avallato lo scempio delle due squadre romane arrivate dal nulla in serie A? Non lo dico da bresciano, perché la sorte di Brescia poteva toccare anche ad altri, lo dico da tifoso del basket che sta seriamente pensando di non seguire più questo sport in Italia? 
Destituire subito i promotori di questo scempio prima che sia troppo tardi !
Lo sport è innanzitutto sacrificio, rispetto delle regole e rispetto tra le parti, battaglie sportive, l’accettazione sul campo dei verdetti … e non soltanto e soprattutto sporco denaro
Il primo punto di una qualsiasi riforma, deve essere Petrucci out… Risolto questo il resto vien da sé
In serie B abbiamo piazze storiche che stanno facendo grandi investimenti per tornare in serie A e volete mettere sub judice i loro sforzi di un’ intera stagione?
Ma siete Seri??
La prima cosa da chiedere è l’abrogazione della regola “porcata” della formazione italiana. Under stranieri come nuova tratta degli schiavi non se ne fanno arrivare e si dà spazio e tempo ai ragazzi italiani “autoctoni”. Andare a veder i roster 2026/27 di squadre di B nazionale,B interregionale e C …….i cognomi italiani sono pochissimi. Poi la regola dei 5 under obbligatori è una cagata pazzesca. Pensassero ad una distribuzione sensata e giusta delle squadre: le squadre calabresi e siciliane che in B nazionale sono nel girone con le squadre del nord è qualcosa di pazzesco !!! Solo di viaggio e pernotto spendono tantissimi soldi che potrebbero essere utilizzati per fare squadre più forti !!! Le due promozioni dalla A2 alla A1 sono pochissime. Dovrebbero essere 4 con conseguenti 4 retrocessioni dalla A1 e allora si vedrebbero quanto sono bravi davvero quelli che allenano in A1 !!!
Via chi la pallacanestro la ha distrutta negli ultimi venticinque anni. La riforma e la rivoluzione devono avere un punto fermo. I nomi e i cognomi li sappiamo tutti.
Il gatto è sulla tavola e Petrrucci sotto la tavola
Quindi il parametro non sarebbe più i conti a posto, ma nell”era della TV richiedere palazzi più grandi. Complimenti, sempre peggio. Evidentemente non può più essere il campo a decidere, ma la dimensione del palazzo. “na gran merda!
campionati chiusi, la fine del basket! spero il popolo del basket si ribelli come hanno fatto quelli del calcio a queste leghe basate solo sul business annullando la meritocrazia!
Invece di far piovere qualche soldino alle squadre che già formano giocatori in B nazionale e far crescere il movimento dal basso, si cerca di far sparire le squadre più piccole. Cosa vogliono? 20 corazzate e poi un campionato di amatori senza ambizione, tanto vincere non conterà più niente? Follia pura. Se vinco voglio anche avere la promozione, non solo una coppa e qualche soldino come contentino. Non stanno facendo l’interesse dell’intero movimento ma solo di pochissimi imprenditori e sponsor.
Quindi ci sono sempre meno soldi per le Società e viene chiesto loro di provvedere a trovare o ad ampliare impianti che magari è già difficile mantenere in piedi per costi di gestione, affitti, manutenzione e tanto altro! …. Per me è fantascientifico!
Nessuna riforma sarebbe più utile di quella di tornare a lavorare sulla base, implementare i settori giovanili e soprattutto migliorare il settore tecnico. A mio avviso una struttura migliora se inizi a lavorare dal basso, non dall’alto
Ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci simili dirigenti e simili fini pensatori? Che amarezza
Sintetizzo perché eventualmente non è questa la sede:
– la A2 era professionistica quando nel 2013 e’ stata riportata tra i dilettanti dopo due anni di continui ripescaggi per riportare le squadre a 16. C’era necessità di diminuire i costi.
– nel 2008 assieme allo svincolo a 21 anni, all’introduzione dei NAS, abbiamo inserito l’obbligo di 5 Under tra 23 e 21 nella B Eccellenza. Poi ridotti a 4 dal CF.
Non trovo molto di nuovo nell’ipotesi circolata, semmai un passo indietro
Con la Mens Sana che torna verso l’alto petrucciolo è terrorizzato che gli ritorni in serie A e gli ritorni a livelli tali da umiliargli Milano
Un tavolo tecnico dove ci sono LBA cioè squadre di A1 e LNP cioè squadre di A2 e B Nazionale già così fa capire dove si vuole andare a parare.
Dove sono le squadre che lavorano sui giovani ed i campionati d’eccellenza ,ma per favore parliamo di cose serie come il depauramento del sud Italia per costringere i nostri migliori giovani ad emigrare alle squadre del nord.
Pensare al “vero” professionismo in alto è la via corretta, business al primo posto, perciò garanzie economiche, strutturali sia palazzetti, che palestre da allenamento. Tutto questo deve però essere da volano anche verso i campionati minors, che vanno sostenuti economicamente per produrre giocatori professionisti di alto livello . Un discorso a parte è il rinnovamento dei settori giovanili e del minibasket, che deve essere solo ed unico compito della federazione. Se invece, come spesso accade,si vorrà fare di tutto un po’,solo per il gusto di cambiare e non si vorrà pensare alla base, sarà l’ennesima riforma del nulla…
Morte della già defunta e sprofondata Virtus Roma. W gli yankees che hanno riportato la serie A1 di basket nella capitale d’italia
La serie B è da sempre l’unico vero campionato italiano. I costi stessi impongono di guardare ai giovani. Inutile creare campionati che scimmiottano altre leghe con obblighi che si trasformeranno subito in ulteriori costi e quindi minor sostenibilità
e in questo tavolo c’è qualcuno che difenda queste posizioni e faccia valere queste considerazioni?
Credo che la proposta emersa abbia aspetti positivi e negativi.
Di positivo c’è l’iniziare a riflettere su requisiti che alzino la qualità e garantiscano all’interno di ogni campionato che ci siano solo squadre che garantiscano livelli minimi di sostenibilità. Per cui ok le capienze dei palas, ma anche fideiussioni più alte, ecc… e molto bene che si vada verso leghe chiuse, eliminando il concetto di retrocessione, che è ormai anacronistico, visto che saltano ogni anno squadre su squadre e si va avanti a colpi di ripescaggi…
Molto male pensare a una B lega di sviluppo. Era stato già provato in passato con l’allora B2 e non aveva portato a niente. Obbligare le squadre a schierare giovani per legge, come le quote italiani in serie A, non ha senso. Piuttosto allora si vada per incentivi: chi schiera tanti giovani, si prende tanti soldi in sgravi o contributi. Ma non i 40 mila euro di chi vince il premio under, bisognerebbe aggiungere uno zero.
Ed è ora che si metta mano ai parametri. Il meccanismo a mio avviso è giusto, ma gli scalini da una serie all’altra sono abnormi.
La A2 professionistica non ho capito chi la vorrebbe: era stata tolta perché i costi per le società erano troppo alti… in Italia nessuno sport (calcio escluso) ha una seconda serie professionistica.
Comunque B1 e B2 vanno asciugate nei numeri per renderle più stabili nel tempo: B1 a 32 con due gironi da 16, B2 a 64 con quattro gironi da 16, così una trentina di società andrebbero a rimpolpare una Serie C che negli anni sta diventando un D1, sostanzialmente
Per mesi a leggere “che schifo la compravendita di titoli” oppure “basta alle squadre che mollano a stagione in corso”.
Bene, mettere dei paletti più rigidi fa sì che solo chi ha coperture economiche possa partecipare.
Mi sembra corretto.
Che schifo di dirigenza che ha il basket.
Ma come gli viene in mente a questi signori?
In Italia non ci sono le franchigie, ma i campanilismi. Secondo loro io di Rimini dovrei tifare la Virtus Bologna perché è il capoluogo?
Spero sia una barzelletta perché altrimenti sarebbe la fine.
Non è possibile applicare il format americano alla realtà italiana. Basti questa differenza fondamentale: là non ci sono retrocessioni né promozioni. Punto
Già adesso gli Under in B1 spesso sono giocatori in grado di vedere il campo.
Se devi avere 5 U23 su 10, eccome se lo vedono il campo. E li devi prendere pure validi o farli crescere, sennò l’alta classifica la vedi in foto.
Aggiungo…tutti gli ( in ordine) u24…u25…u26…u27..u28…u29 e fermiamoci agli u30….( potrei andare avanti)… professionisti che x loro scelta ( discutibile o meno) vivono di pallacanestro…che ne facciamo….? Tutti nel cesso? Ma state buoni li…ora che siamo ritornati a strutturare dinuovo i campionati come quando eravamo tra i migliori d’Europa vogliamo rimescolare tutto?…pensate allo svincolo automatico a fine anno che sta ammazzando il movimento o a tutti i soldi che la federazione mangia sui tesseramenti e parametri vari….se bruciate il seme come pretendete di far crescere una pianta bella forte
Un porcata pazzesca, prima fanno di tutto per impedire a tifosi di andare in trasferta poi aumentano la capienza minima dei palazzetti, tra le altre cose la media in A2 in regular season è di 2300 spettatori, follia pura portare la capienza minima a 3500.
Poi vogliono anche che in serie B combatta per la promozione solo chi ha un bel palasport ed i conti in ordine, così a fine playoff se vinci non è detto che tu salga, vergognoso è dir poco. Le riforme vanno fatte ma come si deve non un tanto al kilo.
Tranquilli, a breve la vera G League saranno i campionati nazionali di serie A. Stanno uccidendo la Pallacanestro in nome del grande progetto, che si chiami Nba Europe o Superlega Eurasiatica, fate voi. Buon circo a tutti
In italia siamo autodistruttivi in tutto perche’ abbiamo una classe dirigente formatasi con spinte e spintarelle e la meritocrazia nel cesso! Bisogna avere un cervello di un paguro per partorire ste cagate!
Non vedo come qualcuno potrebbe essere d’accordo con una cosa simile, ma ste idee da dove cavolo vengono? Ma che pensassero a dimettersi piuttosto. Spero che tutte, ma proprio tutte, le società siano contrarie e che manifestino il loro dissenso
Per me la riforma è senza senso!! Attualmente c è una formula azzeccatissima con campionati bellissimi a tutti i livelli. Perché cambiare?
Questi sono buoni solo per i tavoli in trattoria
Dopo più di 30 anni passati nei palazzetti a tifare la mia squadra se dovesse passare questa idea di riforma resterò volentieri a casa
Con Petrucci cosa ci possiamo aspettare, se non la difesa e l’espansione dei “pesci grossi” a discapito dei piccoli?
Vergognosi!!!
Pensassero a investire nella crescita e preparazione della classe arbitrale che al momento è una vera SCHIFEZZA in tutte le categorie, incapacità e arroganza è la loro caratteristica principale.
La base della discussione è la chiosa finale. Si vuole continuare a parlare di basket come sport o come show business?
Serve una riforma
Una riforma che cambi qualcosa.
Secondo me tutto è migliore (e in futuro migliorabile) di ciò che abbiamo ora.
Non ho letto un commento uguale all’altro… un milione di opinioni diverse, spesso addirittura contrastanti… non sarà che va tutto in merda perché non c’è veramente nessuno che ci capisce qualcosa, a cominciare da chi dirige da tempo…
Ma non basterebbe fare come una volta dove ogni squadra di A1 poteva avere max 2 stranieri e di A2 max 1 ?
Questa gente deve andare a casa! E quando lo farà sarà sempre troppo tardi!🤍💚🏀😡😡😡🤬
Con l’avvento di questa NBA EUROPE di merda stanno adattando tutto come se fosse una Nba di serie c, prima partendo dal regolamento introducendo flagrant e altre cose, poi con interi campionati, che merda porco ***
Proverei a chiedere a chi li ha votati
Non se ne può più
Solo due under eleggibili per la nazionale? Diventerà il campionato per sviluppare i giocatori di formazione italiana, alla nazionale non servirà a nulla. Bel tavolo…
Ma cosa vi aspettavate da un bucodelculo? Una poesia???
Da loro può arrivare solo una scoreggia
Comodo bloccare le promozioni dalla B eh? Ma sì, abbiamo fatto fuori determinate squadre, facciamo in modo che non tornino più! Vero?
Maledetti
E comunque che due ciglioni con questi incentivi per i giovani.. se sei bravo giochi anche se hai 16 anni altrimenti guardi le partite
Fan più attivo
chapeau
Continuiamo a inventarci l’impossibile. L’unica vera strada è tornare a lavorare in palestra e fare ritornare a crescere i giovani nella maniera migliore per farli stare in campo Senza regole per under e altro. E Senza riforme di campionati del cavolo. Voglio proprio vedere aumentare la capienza delle strutture chi aiuterebbe. In una nazionale dove le strutture sono un disastro e che per costruire un nuovo impianto ci vuole il tempo che ci vuole ……e si potrebbe continuare su un sacco di altri argomenti….
Inutile che ci girano intorno:
bisogna dividere il merito sportivo da quello “finanziario”… fino in Europa!
Da una parte una gerarchia di leghe che punta alla BCL, con promozione dei giovani e attenzione alle comunità locali;
dall’altra UNA lega di franchigie che punta a Eurolega/NBAeurope, dove ogni investitore può arricchirsi o fallire senza mettere in pericolo il basket italiano.
Una LBA che mischia le due cose e “colonizza” l’A2 può venire in mente solo a persone deficienti sia in cultura sportiva che in business… o in malafede:
in entrambi i casi il loro posto NON è ai vertici del basket italiano.
✊️🏀

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