Carlo Nobile sta
mangiando la cena presso PedrAmare.
Siamo tutti Ousmane Diop
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Tranquilli, Carletto – inimitabile play e cecchino della Longobardi Cividale vecchio stampo – non è andato in Sardegna per tenere fede alla candidatura, per cui si è proposto, di presentare nella sede della sua Sertech anche il secondo, e ultimo, straniero della Ueb Cividale dopo le due “vernici” di fila di Tommaso Vecchiola e Ivan Mobio, suo moderni epigoni in maglia ducale della Ueb dall’A2 2026-2027. No, ci è andato per il matrimonio ad Alghero di Ousmane Diop, con cui evidentemente è rimasto in ottimi rapporti stretti all’Apu Udine dove Nobile era team manager già ai tempi della promozione in A2 nel 2016 con coach Lino Lardo e con cui Diop ha debuttato dopo il salto di categoria rimanendovi fin dal 2018. Ousmane, senegalese di origine, fra l’altro è di formazione cestistica italiana a partire dalla Virtus Feletto del presidente Roberto Caruso. Lo stesso Diop, dopo il suo primo scudetto vinto con l’Olimpia Milano che gli ha appena prolungato il contratto, è stato al centro di un paio di “chicche” su emigrazione e integrazione che pubblichiamo qui in calce.

<Io vorrei solo dire una cosa.
Purtroppo stiamo sentendo robe tanto brutte sugli immigrati che ci sono qua in Italia.
Io sono un immigrato, sono arrivato qua 13 anni fa.
L’Italia mi ha dato l’opportunità di arrivare dove sono arrivato adesso. E quindi si può dare opportunità a tanti ragazzi che arrivano qua per un futuro migliore. Io sono l’esempio giusto, quindi cerchiamo di vivere tutti sereni e tutti insieme>.
Ousmane Diop ha appena vinto il suo primo Scudetto Italiano.
E per il giovane uomo straordinario che è, se ne merita altri mille.

Umana Reyer Venezia – EA7 Emporio Armani Olimpia Milano
Legabasket LBA Serie A Unipol 2025-2026
Playoff – Finale – Gara 4
Venezia, 18/06/2026
Foto L.Canu / Ciamillo-Castoria
In questa foto c’è tutta la famiglia di un giocatore che ieri sera ha coronato il secondo sogno più grande della sua vita.
La famiglia, per Ousmane Diop, ha un significato diverso per chi come noi è nato nella parte più fortunata del mondo.
Dal Senegal, uno dei tanti Paesi che l’Occidente ha colonizzato e sfruttato per la tratta degli schiavi, a soli 13 anni è partito da ragazzino, da solo, con l’obiettivo di diventare un giocatore di basket. In Friuli ha dormito per la prima volta in un letto da solo ed è stato accolto da una famiglia italiana che si è occupata di lui.
<Tornerò in Senegal solo quando avrò i soldi per comprare una casa nuova ai miei genitori>.
Ci ha messo quasi 10 anni.
Dai 13 ai 23 non ha visto sua mamma, suo papà e i suoi fratelli.
Dopo 10 anni quel bambino è tornato uomo. Un uomo diventato giocatore di serie A e che è riuscito a regalare una casa grande ai suoi genitori.
Ieri Ousmane Diop ha vinto lo Scudetto, il suo secondo sogno.
A centrocampo, uniti sotto la bandiera del Senegal, c’erano quasi tutti: la sua famiglia senegalese e quella che Ousmane ha sempre chiamato la sua famiglia italiana.
Una famiglia allargata che racchiude fratellanza, altruismo, inclusione, comunità, sostegno, amore.
Una immagine potente e al tempo stesso meravigliosa.