
Finanze della Nba in crisi per il calo dei ricavi televisivi locali
sabato, 04 luglio 2026 alle 17.30
Il calo dei ricavi derivanti dalle trasmissioni televisive locali sta diventando un problema sempre più rilevante per l’Nba e, secondo quanto riportato da Espn, i dirigenti della lega starebbero pianificando di consolidare la maggiore parte dei diritti mediatici locali sotto un unico partner di trasmissione a partire dal 2027.
Sebbene il tetto salariale dell’Nba sia aumentato del 6,7% durante questa off season, non ha raggiunto l’aumento annuo massimo del 10% consentito dal contratto collettivo della lega.
Anche se bisogna considerare che una stagione dei play-off più breve abbia inciso sui ricavi legati al basket, secondo alcune fonti la principale preoccupazione a lungo termine è rappresentata dall’indebolimento degli accordi con i canali televisivi locali.
Gli accordi record di 11 anni e 77 miliardi di dollari stipulati dalla Nba con Espn, Nbc e Amazon per i diritti televisivi nazionali hanno contribuito a compensare in parte tali perdite. Tuttavia, i ricavi derivanti dalle trasmissioni locali continuano a diminuire in tutta la lega. Nel report a cui abbiamo avuto accesso non sono riportate cifre, ma non è illogico pensare che ci sia semplicemente uno spostamento di fruizione da un device a un altro: invece che la tv locale gli appassionati seguono la modalità offerta da Amazon, a esempio.
Lo scorso anno, persino i New York Knicks hanno accettato una riduzione del 28% dei pagamenti da parte di Msg Networks, con conseguente calo di 41 milioni di dollari di entrate annuali.
I dirigenti della lega prevedono che un calo simile continuerà anche nella prossima stagione, prima della scadenza di molti accordi con i media locali nel 2027.
A quel punto, l’Nba spera di raggruppare la maggiore parte dei diritti locali sotto un unico partner nazionale per creare un modello di entrate più stabile.
<È una delle questioni finanziarie più significative che si stanno verificando attualmente nella lega – ha affermato il presidente di una squadra -. Ha giocato un ruolo, seppur parziale, nel portare avanti il progetto di espansione>.
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Dedicato ai cultori del sistema delle franchigie secondo i quali quello del titolo sportivo, non più in voga, dovrebbe cedere il passo all’avvento, presunto salvifico, di Nba Europe. Con due capisaldi nel ragionamento per il rilancio del basket continentale, soprattutto in Italia: mercato dei diritti tv appunto, in calo come si può leggere assieme all’affluenza di spettatori in stagione regolare Nba, e impiantistica di nuova generazione. In questo ultimo senso gli aficionados di casa nostra del cambio franchigie – titolo sportivo dovrebbero riflettere su quel che sta accadendo nel nostro Piccolo mondo antico per avere un nuovo palasport a Udine.
Dopo che dal 1970, e prima ancora il palaConi di via Marangoni, resiste il Carnera dedicato pressoché in esclusiva al basket e comunque allo sport l’ultima idea è un impianto in condominio all’Ente Fiera, partito come centro congressi e arena per concerti e ora immaginato polifunzionale. Con problemi di calendario di date e di viabilità più che di parcheggi in caso di concomitanza di iniziative, che in Italia hanno già portato a disagi e partite giocate altrove alla Vitrifrigo arena al centro commerciale Rossini center a Pesaro per la VL o alla Fiera di Bologna per la Virtus.
Ciò dopo che, tornando a Udine, da 13 anni a questa parte non sono mai stati progettati i pur reclamizzati restyling del Benedetti di via Marangoni nel 2013, l’impianto all’americana in zona Ziu nel 2018 in campagna elettorale per Pietro Fontanini sindaco a Udine, il palaCarnera 4.0 nel 2022 valso il rinnovo in Regione Fvg al presidente Massimiliano Fedriga e il music – palasport alla valenciana Roig arena poco più Nord. Ora le beghe politiche tra centro destra in Regione Fvg e centro sinistra in Comune a Udine ci regalano l’idea, partorita all’ombra di San Giusto e retrograda rispetto all’esclusiva precedente, di un nuovo palasport in condominio a Udine.
Allora se come ha dichiarato anche il pur curiale e quasi sempre diplomatico presidente della Fip, Gianni Petrucci, <in serie A ci sono più presidenti che fondi>, e non si riferiva certo a quelli americani che come ben sa sono arrivati a Roma a investire su Nba Europe, si continui con la politica del doppio binario piuttosto che far deragliare l’intero movimento. Nba, Fiba e se si mettono d’accordo anche Eurolega si facciano pure la loro Supercoppa europea, che per ora registra offerte vincolanti solo in 12 piazze continentali con manifestazioni d’interesse anche di fondi americani già operanti nel calcio (ahinoi) in Italia, come Red Bird e Okatree.
Fip e Lba, dopo avere accettato liberisticamente e passivamente l’invasione di parquet di Spqr e Maxima Roma che vi hanno trasferito rispettivamente Vanoli Cremona e Brescia, salvaguardino in Italia il sistema del diritto sportivo prendendo esempio, una volta tanto, anche dal piano di sotto dove in A2, con serietà e senso di responsabilità, Ruvo di Puglia ha deciso di continuare a onorare il proprio titolo. Anche perché la frase sibillina di un anonimo presidente Usa, a fine post di Pianeta Basket sulla crisi tv in Nba, ci convince sempre di più che la Nba stessa stia esportando una bolla.