La ruffiana lettera
non di addio, ma di grazie
di Matiasic a Trieste

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La lettera di Paul Matiasic

Trieste e Roma parte dello stesso percorso

Fonte: Il Piccolo a cura di Lorenzo Gatto
Ci sono esperienze che cambiano il modo in cui si vede lo sport. Per me, Trieste è stata una di queste. Quando sono arrivato tre anni fa, ho trovato una città con una straordinaria cultura del basket, una società ricca di storia e tifosi che volevano semplicemente tornare a sognare. Insieme, abbiamo costruito qualcosa che va ben oltre i risultati sportivi: abbiamo riportato la Pallacanestro Trieste in serie A, l’abbiamo riportata in Europa, abbiamo riempito il palazzetto come mai prima d’ora e abbiamo dimostrato che investire in una comunità significa creare valore per un’intera regione. Sono risultati che porterò sempre con me, così come porterò con me il calore dei tifosi triestini e il duro lavoro quotidiano di tutti coloro che hanno condiviso questo percorso. Negli ultimi mesi ho scelto di rimanere in silenzio. So che alcuni lo hanno interpretato come distacco, ma è stata una scelta necessaria. Stavamo lavorando a una delicata transizione proprietaria che richiedeva riservatezza per proteggere la società e garantire l’integrità delle competizioni. Avevo fatto una promessa: la Pallacanestro Trieste avrebbe avuto un futuro. Oggi posso dire di avere mantenuto quella promessa. Lascio un club con basi solide, una struttura organizzativa matura, una tifoseria più numerosa che mai e una nuova proprietà ben posizionata per proseguire su questa strada. Spero che Trieste continui a vincere e riceva il sostegno che merita da tutta la comunità. Ma chi ama davvero la pallacanestro non può fermarsi. Deve continuare a immaginare nuove sfide. Non vedo Trieste e Roma come due capitoli contrapposti. Al contrario, fanno parte dello stesso percorso. Se oggi riesco a immaginare un progetto così ambizioso per la capitale, è proprio grazie a ciò che abbiamo costruito insieme a Trieste. L’esperienza che ho maturato qui mi ha insegnato che una società sportiva può essere molto più di una semplice squadra: può diventare un motore di partecipazione, sviluppo economico e coesione sociale. Ecco perché questo non è un addio, ma un sincero grazie. Grazie a una città che mi ha accolto come uno di loro. Grazie ai tifosi che ci hanno sostenuto in ogni momento. Grazie a tutti coloro che hanno creduto in una visione che, all’inizio, sembrava impossibile. Ora è tempo di scrivere un nuovo capitolo. Con la stessa passione, la stessa determinazione e la stessa convinzione che il basket possa essere molto più di un semplice sport: può essere uno strumento in grado di creare opportunità, formare i giovani, unire le comunità e generare valore per i territori. Se riusciremo a costruire una grande Roma, non sarà solo la capitale a vincere. Vincerà l’intero movimento cestistico italiano. E questo sarà anche, in parte, il risultato di ciò che abbiamo imparato insieme a Trieste. Grazie Trieste, dal profondo del cuore.

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Dopo averla tenuta in sospeso quasi fino all’ultimo momento utile per l’iscrizione al campionato di serie A, usando la Pallacanestro Trieste come un taxi. Dopo non avere mai tenuto in considerazione la simbolica minoranza dell’1% del consorzio Basket Trieste, con teorico potere di veto sul trasferimento di sede fino al 2029. Riapparso dopo mesi di silenzi al palaTrieste, meglio non profanare il palaRubini, con tanto di body guard e nascosto nel tunnel degli spogliatoi a seguire gara3 contro Brescia. Salvo uscirne nella successiva occasione per intnare sotto la Curva lo slogan della Nord: <Tutto questo non può finire>. Ora che l’ex presidente Paul Matiasic è sceso dal taxi, vuole uscirne da vincitore assieme e grazie a PallTS e alla comunità di Trieste.

In realtà, ha fatto quanto prospettato fin dal primo balenare dell’idea di un trasferimento a Roma: Capitale vetrina con vista sulla Nba Europe, sempre che a spuntarla nella corsa non sia la pure neonata rivale Club Roma Spqr di Donnie Nelson e Luka Doncic sulla sua Maxima Roma, e provincia giuliana trampolino di lancio. Quando paventammo per tempo che ci sarebbe stato un conflitto d’interessi con un’unica proprietà per due club, PallTS e ora Maxima, nella stessa serie A. Ostacolo aggirato con la cessione in blocco delle quote Cotogna Sports Group alla Newport Holdings Llc, che in segno di continuità però presiederà PallTS con il consigliere di minoranza Connor Barwin indicato dal Cda di Csg stessa. Senza mai degnare di una risposta la lettera d’intenti per l’acquisizione da parte del codroipese Gianluca Mauro, ex presidente che riportò PallTS in A nel 2018, e che resta a disposizione. Non si sa mai, specie dopo che sarà dipanata la matassa Nba Europe.

Palcoscenico l’Europa da cui il Cda dell’Eca (Euroleague Commercial Assets) ha escluso PallTS dalla Bcl (Baskteball Champions league) che aveva appena disputato e anche dalla Bkt EuroCup, a tutto favore delle due americanate romane ammesse di primo acchito. Chissà che una forma di compensazione non si trovi con la nuova SuperCup al via il 18 e il 19 settembre prossimi, con format e ranghi ancora da ufficializzare.

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