RIMANIAMO FERMI
Nei giorni scorsi avevamo anticipato un possibile nuovo assetto delle squadre italiane con un roster composto da 5 italiani e 7 stranieri.
La rivoluzione del basket universitario americano, capace di attirare i giovani talenti di tutta Europa con contratti faraoni sta mettendo in ginocchio il sistema. Almeno una trentina di giocatori del giro azzurro (fra Nazionale senior e giovanili) nati dal 2002 al 2007 giocheranno il prossimo anno nella NCAA e gli ingaggi degli altri italiani stanno volando alle stelle. L’idea di ridurre gli italiani e aumentare gli stranieri, passando dal format 6+6 ai 5+7, è stata stoppata da resistenze istituzionali, nonostante tutti i club della A fossero d’accordo nel cambio format. La Lega ha comunque chiesto
un confronto con Federbasket e Giba proponendo una revisione
a partite dal numero degli stranieri.
Petrucci:
«Ho apprezzato la decisione del presidente Gherardini e dei
club di Serie A. Cercheremo di confrontarci per mettere a
fuoco i problemi e trovare soluzioni. Il nodo però non può essere solo sul numero di stranieri, ma piuttosto generale. Non mi faccio
condizionare e non mi sono mai fatto imporre idee da nessuno
nella mia vita sportiva. Ho superato problemi ben più
pesanti. Come presidente della FIP io rappresento il basket nazionale, di tutte le componenti».
Il messaggio che il
numero uno di via Vitorchiano è abbastanza
chiaro. «Il vertice con i suoi imprenditori e tutto ciò che
genera, è importante. Ma la base lo è altrettanto. È bene
che questo sia chiaro a tutti».
L’obiettivo dei club era ridurre la dipendenza dai giocatori italiani per abbassare i costi. Se sono obbligato a schierare 6 italiani, ma i migliori 30 sono in America, dovrò pagare cifre spropositate per giocatori di medio livello pur di riempire le caselle obbligatorie. Se non possiamo competere con i dollari dei college americani, lasciateci almeno comprare più giocatori stranieri a prezzi di mercato, altrimenti il livello del campionato crollerà.
La resistenza istituzionale è dovuta al fatto che togliere un posto agli italiani tolga spazio di crescita ai nostri giovani, danneggiando nel lungo termine la Nazionale.
Il sistema è in corto circuito. I club vogliono internazionalizzare il mercato per sopravvivere economicamente e restare competitivi in Europa, mentre la Federazione vuole proteggere “l’italianità” per non svuotare la Nazionale.