La Virtus Roma rigetta “flirt” per l’Nba Europe
Il Presidente non ammette mercificazioni di alcun genere
Dal Corriere della Sera a firma Valerio Vecchiarelli la solida posizione della Virtus Roma. Dal poco, o nulla, al troppo è un attimo. Il basket romano sta per affrontare un periodo in cui sarà complicato fare i conti con l’abbondanza dopo i tempi delle vacche magre e delle faticose risalite dal basso. La Virtus Roma 1960 a Omegna vincendo gara3 potrebbe ottenere la qualificazione alla semifinale dei play-off promozione della serie B, puntando a guadagnare sul campo la serie A2. Ma ben altro bolle in pentola: il Consiglio federale dovrebbe ratificare il passaggio del titolo di serie A da Cremona a una cordata di imprenditori, guidata dall’americano Donnie Nelson, che iscriverebbe la squadra al prossimo massimo campionato italiano con vista sul progetto Nba Europe dal 2028. E non è tutto, perché a Trieste sono in fibrillazione dopo che l’avvocato di San Francisco e proprietario della squadra Paul Matiasic ha fatto intendere di voler piantare le tende proprio a Roma. Il panorama all’improvviso appare ingolfato: due potenziali squadre in serie A, la storica Virtus, se tutto andrà bene, in A2, la Luiss Basket (attualmente impegnata nei play-off) in serie B. Lo scenario può anche essere allettante, ma il nodo impianti diventa un labirinto nel quale sarà difficile trovare l’uscita. Virtus e Luiss oggi si dividono per la partite il Palazzetto dello sport, il palaEur, calendario alla mano, il prossimo anno sarà disponibile per sole 6 giornate, senza considerare la Roma Volley femminile che ha progetti ambiziosi.
Il presidente della Virtus Roma 1960, Massimiliano Pasqualini, non fa un passo indietro: «Noi siamo la storia e vogliamo onorarla sul campo. Non capisco la logica di alcune scelte, stiamo per annunciare l’ingresso di un importante socio straniero e di un progetto che vuole riportare la Virtus in serie A a breve, là dove le compete. Il resto non è sport, ma una compravendita lontana dalla tradizione e dallo spirito di appartenenza che stiamo provando a far rinascere a Roma».
Aspettando la copertura del Centrale del Foro Italico, le uniche opzioni disponibili per il prossimo anno restano il Palazzetto in overbooking o il trasferimento a Veroli. Un rebus di difficile soluzione.