Gialloblù, diciamocelo senza giri di parole: l’aria al pala Gianni Asti è diventata pesante. Non sono solo le sconfitte a bruciare, è questa sensazione di immobilismo che ci sta logorando.
Siamo passati dalle ambizioni da grande piazza a una gestione che sembra accontentarsi del “minimo sindacabile”. Un basso profilo che non rende giustizia alla nostra storia e alla nostra fame di basket.
LE DOMANDE CHE NESSUNO OSA FARE
Presidente David Avino, i tifosi vogliono delle risposte vere, non il solito politichese sportivo. La domanda che aleggia tra i seggiolini è una sola:
”A chi giova questa gestione senza mordente?” Perché abbiamo accettato questo ridimensionamento senza battere ciglio?
Qual è l’obiettivo reale delle prossime stagioni? Sopravvivere o tornare a ruggire?
Perché la comunicazione sembra ignorare il malumore di chi la domenica spende soldi e fegato per questi colori?
Scrivete qui sotto la vostra domanda più “velenosa”, ma lucida sul futuro (o sull’assenza di esso). Vogliamo capire se c’è ancora un progetto che punta in alto o se dobbiamo rassegnarci a una lenta e mediocre agonia sportiva.
Fuori la voce. Se non ora, quando? 
Condivido appieno. Non per niente ieri sera, tra un tempo e l’altro, ho rilasciato una video-intervista al collega Fabio Milano di “Basket su Torino“ in cui si sottolineava chiaramente la necessità di un segnale societario, un’esposizione mediatica per mettere a fuoco (se ci sono…) obiettivi, ambizioni, programmi a lunga gittata… Senza tutto ciò, lo sport che ormai è comandato dai procuratori non è più in grado di trasmettere pathos, emozione, energia positiva in chi lo va a vedere e in coloro che continuano a credere a valori ormai sempre più antichi. Grazie e scusate. 